“L’Italia, per la straordinaria bellezza e ricchezza del suo patrimonio storico, architettonico, archeologico e naturalistico, potrebbe vivere solo di turismo”. Negli ultimi anni, in non poche occasioni, sarà forse capitato a molti di ascoltare questo postulato e di aver reagito con un sorriso amaro, nella convinzione che nel nostro Paese non si faccia mai abbastanza per la protezione e valorizzazione ecologica delle risorse paesaggistiche in chiave economica.

Eppure, già da diversi anni, proprio nella volontà di proporre un modello alternativo di turismo, stanno nascendo, da nord a sud, una pluralità di strutture ricettive d’avanguardia e innovative, di nuova realizzazione o sottoposte a ristrutturazione, capaci di saldare sostenibilità ambientale e sostenibilità sociale.

Sono architetture ecocompatibili che hanno in comune, principalmente, il materiale con cui sono realizzate: il legno. Il legno, infatti, come ormai sanno bene i tanti lettori di questo blog, non è solo sostanza naturale e riciclabile, ma anche altamente affidabile per le sue notevoli prestazioni energetiche-igrometriche in ragione delle sue proprietà meccaniche-fisiche-chimiche.

Se si scegli poi la tecnologia della prefabbricazione, questi dichiarati sono ancora più evidenti: tale modello industriale, sempre più evoluto, consente infatti non solo progettazioni “personalizzate”, ma anche realizzazioni in tempi brevi (comunque inferiori a quelle impieganti calcestruzzo armato) e a costi certi, meno sottoposti ad oscillazioni durante il cantiere.

Le spese sostenute sarebbero ammortizzate nell’arco di pochi anni dai risparmi sulle diverse bollette indotte dal disporre di complessi alberghieri, anche dal punto di vista impiantistico, energeticamente efficienti. Scelti da un pubblico in costante crescita, non solo per il contesto naturalistico nel quale spesso sono inseriti, ma anche per i servizi garantiti agli ospiti.

Di seguito un breve elenco delle esperienze più virtuose e innovative, con l’intenzione di farle conoscere e nell’auspicio che possano anche rappresentare un esempio da seguire.

Hotel “Il Sereno”. Realizzato in pietra e legno dalla professionista spagnola Patricia Urquiola sul lago di Como, l’albergo presenta un design assai raffinato e particolare cura è stata posta nella scelta dei materiali. Il legno e, in particolare, della pregiata essenza noce, è il protagonista sia dell’architettura sia degli interni. Il medesimo materiale è utilizzato generosamente nelle parti comuni – a cominciare dalla grande scala al centro della hall – sia negli arredi delle singole camere.

Hotel “Eden Selva”. La struttura ricettiva, situata nella Val Gardena, per essersi distinta come architettura in legno a basso impatto ambientale e ad alta efficienza energetica – edificata con materiali naturali che non si allontanano dalla tradizione dell’architettura alpina – ha conseguito la prestigiosa certificazione Climahotel rilasciata dall’Agenzia Casaclima. Con un fabbisogno energetico dell’involucro di 28 kwh/mq/anno e una efficienza complessiva di 37 kg di Co2/mq/anno, infatti, l’edificio rientra nella classe energetica A-Gold. L’edificio, nello specifico, già scavato in corrispondenza degli angoli da una serie di logge e irrobustito dall’avere frangisole in legno micro-lamellare di abete disposti ad interassi variabili in funzione della luce, è caratterizzato da un doppio sistema costruttivo in cemento armato e legno. Il basamento in cemento armato (piano terra e interrato) protegge dall’umidità e rende più solida la struttura, mentre i piani superiori adibiti alle camere sono realizzati con un sistema misto di costruzione in legno massiccio x-Lam (solai e copertura) e telaio a lastre di fibrogesso (pareti).

“Hotel Aqualux”. Anche questo edificio, che si trova nel territorio del lago di Garda, è stato premiato, per l’eccellenza della sua prestazioni energetiche, ma anche per la gestione virtuosa di tutto il processo esecutivo, con la certificazione Climahotel rilasciata dall’Agenzia Casaclima. La struttura, con una efficienza complessiva inferiore a 20 kwh/mq/anno, è realizzata in legno con pannelli portanti xlam e coibentazione in fibra di legno. Il modello impiantistico è stato studiato per utilizzare la geotermia, con sfruttamento dell’acqua di falda. Ed è stato poi corroborato da una caldaia a condensazione ad alta efficienza, dall’installazione di un impianto solare termico per la produzione di acqua calda sanitaria e da un impianto fotovoltaico per soddisfare una parte dei fabbisogni di energia elettrica. Un efficiente sistema di gestione centralizzata delle funzioni di controllo e regolazione dell’edificio, inoltre, permette di limitare i carichi elettrici e termici, ottimizzando l’utilizzo delle fonti energetiche.

 

Giuseppe Milano

Costruire o acquistare una casa in legno significa innanzitutto effettuare una scelta i cui riscontri positivi si registreranno, in primo luogo, sul piano dell’efficienza energetica e del risparmio di risorse e di denaro. Ma i vantaggi che l’impiego del legno per la realizzazione di edifici destinati all’uso abitativo porta con sé, non sono solo questi di carattere prettamente quantitativo ed economico.

Comfort abitativo e benessere interno

Al contrario: vi sono infatti anche (e soprattutto) i numerosi aspetti legati al miglioramento del comfort abitativo e del benessere interno che l’utilizzo del legno consente di ottenere.

Ma procediamo con ordine e concentriamo per un attimo l’attenzione sul concetto di comfort abitativo: con questa espressione infatti non si intende, in maniera approssimativa, una generica sensazione soggettiva di benessere, bensì il sistema delle condizioni di temperatura, qualità dell’aria, illuminazione ed acustica, qualitativamente e quantitativamente definite, che si instaura all’interno di un ambiente e che incidono fortemente sullo stato psico-fisico di chi ci trascorre molte ore.

Ma come e in che misura l’impiego del legno può influire su di esse? Fatta eccezione per l’illuminazione, il cui corretto apporto dipende direttamente dall’adeguata progettazione e distribuzione delle aperture, nonchè dalla qualità degli infissi che si decide di installare, le altre tre caratteristiche sopra citate, temperatura, qualità dell’aria ed acustica, sono strettamente collegate alla scelta dei materiali ed i risultati sono tanto più positivi laddove si è utilizzato il legno.

Isolamento termico, traspirabilità e igroscopicità

Si tratta innanzitutto di un materiale con elevata capacità isolante. La bassa conducibilità termica che lo contraddistingue, garantisce agli ambienti interni ottime condizioni termiche in tutte le stagioni: in particolare nei mesi freddi permette di minimizzare la dispersione di energia verso l’esterno (con conseguente accumulo di calore), mentre nel periodo estivo il legno costituisce un’efficace barriera contro la penetrazione del caldo.

Le caratteristiche della traspirabilità e dell’igroscopicità agiscono invece sulla capacità del materiale di comportarsi come un vero e proprio regolatore naturale dell’umidità: grazie alla sua porosità infatti, l’umidità in eccesso presente all’interno dell’abitazione viene assorbita e condotta fuori per capillarità, fino al raggiungimento di un punto di equilibrio che, nello stesso tempo, impedisce all’aria di essiccarsi eccessivamente.

Queste caratteristiche consentono quindi di assicurare alla nostra abitazione condizioni di temperatura costante (all’interno di un ambiente confortevole essa dovrebbe attestarsi intorno ad un minimo di 20° C in inverno e ad un massimo di 26° C in estate) e livelli bassi di umidità interna.

Contro l’inquinamento indoor ed acustico

Temperatura costante e livelli bassi di umidità assicurano all’abitazione anche la buona qualità dell’aria: nelle case realizzate in legno, essa non risulta infatti danneggiata dalle problematiche derivanti, ad esempio, dall’eccessiva umidità. Infatti, come già più volte sottolineato all’interno del blog, la presenza (e la persistenza) di quest’ultima può essere causa, sul medio e lungo periodo dell’attecchimento di funghi e muffe che potrebbero provocare patologie del sistema respiratorio o forme reumatiche o allergiche. L’impiego del legno, proprio per le sue caratteristiche, costituisce un ottimo strumento per cercare di mantenere, all’interno della nostra casa, quelle condizioni di salubrità in grado di contrastare l’insorgere di questi fenomeni.

Il legno può inoltre vantare anche capacità antistatiche ed antiallergiche ed è in grado di fornire una parziale schermatura contro l’inquinamento elettromagnetico, sempre più diffuso e dannoso.

Infine, trattandosi di un materiale naturale, sostenibile ed ecocompatibile, è (almeno quando la sua produzione e la sua messa in commercio sono frutto dell’operato di aziende certificate e garantite) anche meno esposto alle contaminazioni dovute a tutte quelle sostanze chimiche impiegate in ambito industriale ed edilizio e pericolose per la salute, quali i metalli pesanti, l’amianto, la formaldeide, ecc.

A chiudere il quadro vi sono le ottime prestazioni del legno dal punto di vista dell’isolamento acustico: la natura porosa di questo materiale, lo rende infatti particolarmente assorbente, cioè in grado di ostacolare la propagazione del rumore all’interno, intrappolando l’energia sonora. Risulta efficace soprattutto contro i rumori aerei e contro quelli derivanti dal calpestio. E’ molto performante anche per contrastare la diffusione di fenomeni di vibrazione.

 

Elena Ottavi

1. Le costruzioni in legno favoriscono la deforestazione dei boschi?

No. L’alienazione dei boschi è generato da due modus comportandi di origine antropica: da un lato l’insostenibile o illegale gestione delle foreste, dall’altro l’inquinamento atmosferico. Nel primo caso rientra sia la conversione ad uso agricolo o urbano delle superfici boschive, sia il taglio illegale o gli incendi, per lo più dolosi; nel secondo sono da considerare gli effetti dell’inquinamento provocato dalle attività umane nelle aree urbane e industriali (si pensi ai gas serra). Non rientrando in alcuna categoria, pertanto, l’architettura in legno non contribuisce alla deforestazione. Anzi, al contrario, favorisce lo sviluppo del patrimonio forestale.

2. La casa in legno è adatta solo ai climi e alle temperature più rigide?

No. Le costruzioni in legno possono essere realizzate a qualsiasi latitudine. Il successo, da oltre un ventennio, delle costruzioni in legno nei paesi del nord Europa o nelle regioni settentrionali italiane non deve trarre in inganno. Con una corretta progettazione integrata – che preveda, per esempio, sistemi di schermatura o altri dispositivi per gestire naturalmente le temperature estive più alte – questa tipologia edilizia, infatti, può diffondersi, e si sta già diffondendo, anche nel Mezzogiorno.

3. Con una casa in legno si hanno problemi di inquinamento indoor?

Con l’espressione “inquinamento indoor” definiamo “la presenza nell’aria di ambienti confinati di contaminanti fisici, chimici e biologici non presenti naturalmente nell’aria esterna”. Sono “indoor” non solo le abitazioni, ma anche gli uffici pubblici e privati, le strutture comunitarie, i locali destinati ad attività ricreative e sociali, i mezzi di trasporto pubblici e privati. Trascorriamo mediamente non meno dell’80% della giornata in ambienti chiusi e siamo, quindi, maggiormente esposti agli agenti cancerogeni che rischiano di incidere sulla qualità della nostra vita. Essendo un materiale naturale e non di origine chimica, il legno, pertanto, avendo una sua “respirabilità” resiste e reagisce meglio alla tossicità di vernici, pitture o materiali in pvc che possono liberare fibre nell’atmosfera.

4. Come si comporta il legno in caso di incendio?

Tendenzialmente bene, contro ogni luogo comune. E, indubbiamente, meglio dell’acciaio e del calcestruzzo. Per il fenomeno della carbonatazione, infatti, solo quando la temperatura di combustione supera i 240°C inizia un processo di carbonizzazione dello strato più esterno che protegge quello più interno con la sezione resistente che non si riduce se non in tempi lunghi. Significa, quindi, che il collasso delle strutture in legno per incendi – la cui causa principale non è mai la struttura, ma gli elettrodomestici o i tendaggi e le stoffe in genere – è una probabilità remota.

5. Come si comporta il legno in presenza di umidità?

Più del fuoco, il vero “nemico” del legno è, potenzialmente, l’acqua: quando ristagna manifestandosi nelle diverse forme di umidità oggi diagnosticabili in un ambiente confinato (da infiltrazione, da risalita, da costruzione e da condensa), infatti, il disagio o degrado provocato non è solo estetico, ma anche “climatico”: ossia la casa può perdere gradualmente il suo livello ottimale di comfort. Esistono, tuttavia, alcune soluzioni: l’ideale sarebbe la previsione, sin dalla progettazione, di materiali e tecnologie sfavorenti questo fenomeno; in costruzioni già esistenti, invece, diventa indispensabile la manutenzione e la portata di ventilazione trasversale per favorire la migliore salubrità possibile delle abitazioni.

6. Come si comporta il legno in caso di terremoto?

A differenza delle strutture in muratura o in cemento armato, le strutture in legno – da preferire per la loro flessibilità, elasticità e capacità di gestione delle oscillazioni dinamiche orizzontali dei terremoti – si integrano bene con i dispositivi impiegabili per la prevenzione: si possono, quindi, considerare tanto soluzioni per l’irrigidimento attraverso dei sistemi controventati o sistemi di consolidamento di travi e solai; quanto i dissipatori di energia o i giunti strutturali.

7. Quale la durabilità e come si organizza la manutenzione di una casa in legno?

Sgretolando un altro pernicioso luogo comune, possiamo asserire che, ove una costruzione in legno venga realizzata a regola d’arte e con materiali di alta qualità certificati, essa potrebbe vivere per almeno 40 anni e per almeno 20 anni potrebbe non necessitare di interventi di manutenzione straordinaria.

8. Anche per ottenere un beneficio energetico, posso usare il legno per realizzare nella mia abitazione una sopraelevazione?

Assolutamente. Anzi, ad oggi, l’unica modalità per saldare la dimensione della sostenibilità economica con quella ecologica, in caso di sopraelevazione, è proprio di ricorrere al legno che, risultando più leggero dell’acciaio, risponde meglio ai dettami statici e sismici, oltre che estetici. Ancor più quando l’intervento è realizzato in un condominio. In ogni caso, tuttavia, una sopraelevazione che preveda anche una copertura lignea, se progettata e realizzata correttamente, produce anche un beneficio in termini di efficienza energetica perché coibenta meglio l’involucro domestico.

9. Quali i bonus e le agevolazioni fiscali per una costruzione in legno?

A partire dal 2012, in Italia si è cominciato a riconoscere e a concedere agevolazioni fiscali per alcuni tipi di interventi edilizi, a determinate condizioni ed entro archi di tempo limitati. L’ultimo aggiornamento, relativo alla legge di stabilità 2016, ha sancito il rinnovo per un altro anno della detrazione fiscale del 50% per gli interventi di ristrutturazione edilizia e del 65% per quelli di efficientamento energetico e di adeguamento antisismico degli edifici. Dal 1° gennaio 2017, le detrazioni relative agli interventi di ristrutturazione torneranno entro le misure ordinarie del 36%, con limite massimo di spesa di 48.000 €.

10. Perché costruire, quindi, una casa prefabbricata in legno? Quali i vantaggi di questa modalità costruttiva e di questo materiale rispetto ad altri?

Le costruzioni prefabbricate hanno il vantaggio dell’economicità (si può risparmiare fino al 90% per i costi energetici), della rapidità e della qualità d’esecuzione con alcuni elementi fondamentali come pareti e solai realizzati negli stabilimenti industriali e poi soltanto assemblati in cantiere. Oltre ad una buona performance in caso di incendi e terremoti, inoltre, come già diffusamente raccontato negli articoli precedenti inseriti in questo blog, il legno è capace di assicurare, pure con piccoli spessori, alte ed ottime proprietà di isolamento termo-acustico sia nel periodo invernale sia nel periodo estivo.

Macchie e cattivo odore sono i principali ed evidenti indicatori della presenza, all’interno di un’abitazione o di qualsiasi altro edificio, di umidità e muffa: quando questi fenomeni si manifestano in un ambiente chiuso, significa che qui vi è ristagno di acqua.

Varie forme di umidità

L’umidità può essere originata da svariate e differenti cause: si parla di umidità da infiltrazione quando si tratta di acqua meteorica, che penetra attraverso le pareti o la copertura sfruttando i difetti costruttivi, oppure di quella che fuoriesce da tubazioni danneggiate. L’umidità di risalita, invece, risale per capillarità dal terreno attraverso i tamponamenti laterali esterni. Infine l’umidità da costruzione è quella generata dall’impiego, in fase esecutiva, di materiali non adeguatamente trattati o mal conservati.

In tutti questi casi i problemi di umidità che si manifestano all’interno dell’edificio sono riconducili a difetti riscontrati nel corso della sua realizzazione o della sua progettazione e sono dovuti a lavorazioni non eseguite a regola d’arte o a scelte inadeguate o errate.

L’umidità di condensa

A queste forme, va ad aggiungersi l’umidità di condensa, cioè quella prodotta all’interno delle abitazioni stesse e generata dalla presenza delle persone e dalle attività quotidiane che queste svolgono: respirare, riscaldarsi, cucinare, lavarsi, fare il bucato, ecc. Il calore che viene generato produce infatti l’evaporazione delle particelle di acqua presenti all’interno dell’ambiente domestico, le quali, sotto forma di vapore acqueo finiscono per depositarsi, condensando, laddove trovano temperature più basse: è il fenomeno che si osserva, in maniera ben visibile sui vetri delle finestre. Lo stesso avviene, seppure in maniera non subito evidente, sulle pareti o sui soffitti delle abitazioni, superfici fredde su cui il vapore acqueo si deposita e condensa: gli effetti non sono immediati, ma con il prolungato perdurare delle medesime condizioni di bagnato, viene stimolata la comparsa di macchie e l’attecchimento di funghi e spore che determineranno poi il proliferare di muffe.

Oltre al danno estetico, i pericoli maggiori legati alla presenza di questi fenomeni, sono soprattutto quelli legati alla perdita di salubrità degli ambienti interessati con rischio, soprattutto per i soggetti più deboli di contrarre patologie respiratorie o reumatiche.

Come contrastare l’umidità?

Per contrastare l’insorgere (o il perdurare) di condizioni di umidità e muffa all’interno delle nostre abitazioni è fondamentale, innanzitutto, scegliere bene. Come sopra evidenziato, infatti, molto spesso si tratta di problematiche determinate da difetti di progettazione e di esecuzione: occorre quindi fare bene attenzione sia alla qualità dei materiali da impiegare, sia alla competenza ed alla serietà della manodopera e dei tecnici che intervengono. È ad esempio molto importante curare con particolare scrupolo la definizione e la realizzazione dei nodi che potrebbero essere interessati da ponti termici, cioè porzioni di struttura esposte su due ambienti a diversa temperatura (solitamente una bassa esterna ed una più elevata interna) e quindi favorevoli all’insorgere di quelle condizioni che poi porteranno alla comparsa di umidità ed all’attecchimento di muffe.

I materiali

Anche la scelta dei materiali gioca un ruolo determinante nell’azione di contrasto ai problemi di umidità, soprattutto di quella di condensa: per evitare che il vapore acqueo si depositi all’interno delle pareti e lì rimanga, occorre fare in modo che l’involucro della nostra abitazione si comporti come una membrana intelligente. Questa deve cioè essere in grado di limitare gli scambi di energia tra interno ed esterno, garantendo l’isolamento termico, e di assicurare, nello stesso tempo, la traspirabilità e, quindi, la possibilità per l’umidità in eccesso di fuoriuscire.

Da questo punto di vista sono le case in legno a realizzare le prestazioni migliori: questo materiale infatti, oltre ad essere naturale e traspirante, è anche (e soprattutto) igroscopico: si contraddistingue, cioè per la capacità di comportarsi come un vero e proprio deumidificatore, che assorbe l’umidità in eccesso nell’ambiente e la rilascia gradualmente quando questo diventa troppo asciutto. Il suo impiego consente pertanto la salubrità ed il comfort agli ambienti interni, in maniera assolutamente naturale.

Il legno va comunque associato all’utilizzo di materiale adeguati, che siano cioè isolanti e traspiranti, e quindi capaci di garantire anch’essi la “respirazione” dell’edificio e di scongiurare che l’umidità in eccesso presente all’interno trovi delle barriere che la portino a condensare.

La ventilazione

Capita spesso, soprattutto in questi ultimi anni in cui abbiamo assistito al moltiplicarsi degli interventi di manutenzione e ristrutturazione (grazie anche alle agevolazioni fiscali), di assistere a fenomeni strani: cioè intervenendo su immobili esistenti e migliorandone, sulla carta, la qualità e le prestazioni (ad esempio attraverso l’installazione del cappotto o la sostituzione dei vecchi infissi), questi iniziano a mostrare qua e là presenza di umidità e macchie di muffa, mai viste prima. Com’è possibile? La risposta è molto semplice: nell’edificio “vecchio” i materiali impiegati (solitamente si tratta di muratura) e gli infissi, magari a chiusura non proprio perfetta, consentivano in parte la fuoriuscita del vapore acqueo in eccesso, mentre gli interventi migliorativi, di fatto lo sigillano all’interno, con tutte le conseguenze che abbiamo già esposto. In questi casi è quindi importante considerare la correlazione tra tutte le variabili in gioco ed, eventualmente, valutare anche la possibilità di ricorrere a sistemi meccanici di ventilazione e di estrazione meccanica dell’aria viziata e umida presente all’interno delle abitazioni.

Un diverso tipo di ventilazione è quello che si ottiene impiegando strutture di tamponamento esterno (pareti e coperture) caratterizzate da stratigrafie che presentano intercapedini vuote al cui interno l’aria può circolare in maniera naturale. Si parla, in questi casi, di pareti e tetti ventilati: sono realizzati in legno e consentono di ottenere benefici sia dal punto di vista dell’isolamento termico che della regolazione dell’umidità. Infatti la ventilazione da un lato consente il contenimento degli scambi di calore con l’esterno e, dall’altro, permettere al vapore di uscire prima di condensare all’interno dell’edificio.

Elena Ottavi

Quando nel 2006 l’ex vicepresidente degli Stati Uniti d’America, Al Gore, realizzò il documentario “An Inconvenient Truth” (“Una scomoda verità”) sul riscaldamento globale (poi premiato, con la vittoria dell’Oscar, l’anno successivo), non poche furono le critiche che gli furono mosse per le tesi presuntamente catastrofiche esposte. Nell’intento non solo di depotenziarle, ma, spesso, anche di occultarle. Nonostante fosse stato diagnosticato scientificamente che tal fenomeno è indotto e provocato anche dalle trasformazioni antropiche degli ecosistemi e della biosfera.

In questo decennio, poi, a corroborare quelle “profezie”, sia negli Usa sia soprattutto nel Sud-Est Asiatico, diversi violenti tsunami e uragani e terremoti, oltre a provocare decine di migliaia di morti, hanno arbitrariamente ridisegnato la geografia di molti territori. E, probabilmente, solo questa inarrestabile e inedita serie di catastrofi naturali susseguitesi negli ultimi anni e nella loro progressiva intensità, ha spinto, dopo alcuni falliti tentativi, i leader politici dei 195 Paesi partecipanti alla Conferenza sul Clima di Parigi a ratificare un Patto per contenere l’aumento della temperatura entro 1,5 gradi pianificando azioni e strategie per mitigare le conseguenze irreversibili dei cambiamenti climatici. I cui effetti, soprattutto se non dovessero essere pensate e realizzate – gradualmente, ma rapidamente – politiche di mitigazione e di prevenzione, o se fossero rallentate dai nuovi equilibri geopolitici internazionali, tormenteranno sempre più le principali spazialità frequentate dall’Uomo: le città.

Perché sono le città il cuore della sfida climatica in tutto il mondo. Perché è nelle aree urbane che si produce la quota più rilevante di emissioni ed è qui che l’intensità e la frequenza di fenomeni meteorologici estremi sta determinando e rischia di determinare sempre più danni crescenti, alle persone e alle infrastrutture. Per queste ragioni, pertanto, non solo grandi capitali globali come Londra, Parigi e Sydney, ma anche polarità europee di alto prestigio come Copenaghen, Rotterdam ed Amsterdam, per il loro rapporto genetico con l’acqua, hanno deciso, già da anni, di rigenerare le proprie politiche urbanistiche orientandole alla sostenibilità per una connessione sentimentale con la natura.

L’architettura contemporanea, perciò, diventa una estensione della natura, in una relazione pacifica e non antitetica. L’esito di questo processo, ad oggi, sono le cosiddette “case anfibie”, le floating homes. Per quanto possano sembrare, tuttavia, ancora soluzioni avveniristiche o d’avanguardia, destinate ad una utenza ad oggi particolarmente ristretta e benestante, nel prossimo futuro non è escluso che questa tipologia costruttiva, con lo sviluppo ulteriore delle migliori tecnologie eco-compatibili, possa diffondersi enormemente e rivolgersi ad un pubblico più ampio. Diventando, perentoriamente, una scelta quasi obbligata per tutti quei territori – si pensi a Venezia – che potrebbero finire nel prossimo futuro, letteralmente e fisicamente, sott’acqua.

Ma come sono costruite queste “houseboats”, ossia “case galleggianti” come barche? Per una esaustiva risposta, ci affidiamo all’esperienza della società olandese “Dura Vermeer”, coordinatrice del progetto europeo “Floatec”, il cui obiettivo è quello di sviluppare abitazioni capaci di resistere alle inondazioni. Il gruppo olandese ha sviluppato un sistema che prevede l’impiego del polistirene espanso sinterizzato (EPS). Questo polistirolo modificato, molto leggero come materiale, è inserito in un multistrato tra le falde di composito e cemento creando moduli che possono essere facilmente assemblati in una struttura di sostegno sufficientemente grande, al pari dei blocchi di costruzione, su cui viene gettato successivamente il calcestruzzo. Su queste “boe”, poi, viene sistemato il volume architettonico, costruito, con modalità prefabbricata, in legno. Con questo materiale che viene sempre preferito non solo per la sua leggerezza e flessibilità, ma anche per le sue intrinseche proprietà fisiche-meccaniche che lo predispongono naturalmente a garantire il massimo comfort energetico domestico.

Un’altra esperienza virtuosa, la “WaterNest 100”, ci porta a Londra sebbene sia stata progettata dallo studio italiano di Giancarlo Zema. La costruzione, una casa di 100 mq con un diametro di 12 m e alta 4 m, è realizzata in legno ed alluminio. Può ospitare quattro persone e può produrre energia pulita sufficiente per coprire i consumi mediante i pannelli fotovoltaici presenti sulla copertura. Gli arredi interni, inoltre, sono ecologici e l’impianto di micro-ventilazione è del tipo a basso consumo. Per l’uso di materiali sostenibili, infine, l’abitazione è riciclabile fino al 98%.

A conferma, concludendo, che oggi niente è impossibile, per l’architettura, soprattutto quando ideata e realizzata in armonia con la natura e non contro di essa. E quando al centro vi è sempre il diritto dell’individuo dell’uomo a vivere in sicurezza e per una esistenza felice.

Giuseppe Milano

Lo scorso 19 novembre il quartiere Le Albere di Trento ha visto finalmente inaugurato anche l’edificio destinato ad ospitare la nuova Biblioteca Universitaria Centrale (BUC). Il taglio del nastro si è svolto alla presenza di Renzo Piano, architetto e Senatore, nonché progettista della struttura, del vicino MUSE (il Museo delle Scienze) e dell’intero masterplan del piano di riqualificazione e recupero dell’area ex Michelin.

Il percorso che ha condotto alla definizione ed alla realizzazione della nuova biblioteca che oggi possiamo ammirare, non è stato tuttavia semplice e lineare: al contrario le vicende sono state lunghe ed hanno attraversato fasi complesse. Infatti in origine il masterplan dell’area prevedeva che i due poli dell’asse Nord – Sud, su cui è incardinata la distribuzione del complesso, fossero individuati e caratterizzati dalla presenza del MUSE e del Centro Polifunzionale, mentre la nuova biblioteca dell’Università di Trento, progettata da Mario Botta, sarebbe dovuta sorgere in una zona esterna. Varie vicissitudini hanno invece condotto alla configurazione attuale dell’area, che ha visto il progetto originario del Centro polifunzionale modificato ed adeguato allo scopo di ospitare la biblioteca dell’Ateneo trentino.

La nuova biblioteca è un edifico grandioso, distribuito su sette piani (più quello interrato in cui è collocato il parcheggio) e caratterizzato dalle ampie vetrate che conferiscono agli interni livelli molto elevati di luminosità: è in grado di ospitare circa 340.000 volumi, 10 km di scaffali, circa 450 postazioni individuali ed oltre 6.000 mq di spazi per la lettura e la consultazione. Le finiture interne sono state realizzate in bambù, materiale caratterizzato dal colore chiaro e, soprattutto, in grado di garantire ottime prestazioni dal punto di vista della resistenza e della sostenibilità.

Tuttavia, al di là dei riflettori che l’inaugurazione della biblioteca e l’avvio della sua attività hanno riacceso sull’area, ciò che rimane di maggiore interesse (rispetto alle tematiche trattate all’interno di questo blog) sono gli aspetti tecnici e progettuali alla base della realizzazione dell’intero quartiere.

Ce ne parla il Geom. Massimiliano Riva, addetto al settore tecnico – commerciale ed all’acquisizione e gestione delle commesse dell’azienda Albertani Corporates s.p.a., che ha partecipato all’esecuzione del progetto Le Albere.

Tale collaborazione è consistita nell’affidamento ad Albertani Corporates s.p.a. dell’incarico per la realizzazione di tutte le strutture in legno lamellare di larice, destinate ad essere poi impiegate per la costruzione delle coperture a falde inclinate, delle strutture di facciata e dei balconi degli edifici del complesso. Sul piano concreto questo si è tradotto nello sviluppo del progetto esecutivo da parte dell’Ufficio Tecnico Albertani Corporates, in base delle indicazioni contenute nel progetto architettonico: questa fase ha riguardato anche la definizione dei calcoli statici e l’elaborazione di tutti i disegni di dettaglio indispensabili per la produzione e l’installazione dei materiali. Tutto ciò in strettissima collaborazione e sinergia con le altre imprese impiegate nel progetto nei diversi settori.

Massimiliano Riva ci racconta inoltre che questa collaborazione fra Albertani Corporates s.p.a. e Renzo Piano non è stata un caso isolato. Al contrario si tratta di un rapporto avente una storia ultratrentennale: infatti in passato l’azienda ha avuto modo di collaborare a numerosi progetti dell’archistar, tra cui, su tutti, quello relativo al suo Studio di Genova affacciato sul mare. In quell’occasione Albertani Corporates si era occupata della realizzazione delle strutture in legno destinate ai solai ed alla copertura.

Infine, come nell’intervista di qualche settimana fa a Massimiliano Ferretti, chiediamo a Riva se, in qualità di addetto ai lavori e di esperto del settore, si ritiene soddisfatto dei risultati ottenuti negli edifici del complesso Le Albere dal punto di vista dell’efficienza energetica e del comfort interno. La sua risposta non lascia dubbi: “Mi ritengo molto soddisfatto del risultato ottenuto nel complesso Le Albere. Vivo in una casa in legno realizzata con l’impiego delle nuove tecnologie ad alta efficienza energetica e mi sento assolutamente di consigliare questo tipo di esperienza abitativa, difficile da spiegare, ma assolutamente da vivere”.

Elena Ottavi

È, probabilmente, il fenomeno più dannoso per la nostra salute. Non solo perché invisibile, ma anche perché per decenni è stato enormemente sottovalutato nella sua complessità: stiamo parlando dell’inquinamento indoor. Questo rappresenta oggi una delle principali criticità che progettisti e operatori dell’edilizia devono interpretare ed affrontare per fornire soluzioni altamente performanti che conducano ad una sostenibile vivibilità degli ambienti confinati.

Sulla base di uno studio del 2010 dell’Ispra (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale), con l’espressione “inquinamento indoor” definiamo “la presenza nell’aria di ambienti confinati di contaminanti fisici, chimici e biologici non presenti naturalmente nell’aria esterna”. Ne consegue che sono “indoor” non solo le abitazioni, ma anche gli uffici pubblici e privati, le strutture comunitarie (ospedali, scuole, caserme, alberghi, banche), i locali destinati ad attività ricreative e sociali (cinema, bar, ristoranti, negozi, strutture sportive), i mezzi di trasporto pubblici e privati (auto, treno, aereo, nave).

Già da un ventennio la comunità scientifica internazionale si interroga su come arginare efficacemente i cambiamenti climatici, profondamente impattanti sulla nostra esistenza, anche attraverso l’alterazione dei regimi inquinanti. Nonostante ciò, l’inquinamento indoor non è ancora entrato nell’agenda delle priorità politiche, per un’analisi delle cause ed una proposta di soluzioni.

Secondo lo studio già richiamato dell’Ispra, ma anche in quelli elaborati dal 2004 dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (O.M.S.), nelle aree urbane degli Stati Uniti e di quelle europee si trascorre mediamente non meno dell’80% della giornata in ambienti chiusi, tra abitazioni, uffici e mezzi di trasporto. La percentuale aumenta al 90% per categorie come bambini, anziani o malati. Questi tassi ci consegnano una fotografia limpida della realtà contemporanea: abbiamo degli stili di vita che non prevedono la fruizione degli spazi pubblici e all’aperto in modo continuativo nel corso dell’anno. Il rischio è che sia la nostra salute che il nostro umore siano profondamente influenzati dai luoghi nei quali maggiormente consumiamo il nostro tempo.

Quali sono, quindi, i fattori di inquinamento per uno spazio confinato? Gli agenti cancerogeni, o comunque da monitorare, possono essere schematizzati nel modo seguente: le concentrazioni inquinanti provenienti dall’esterno, i materiali da costruzione e gli impianti di condizionamento, i mobili e gli arredi, gli odori generati dalla cottura dei cibi e i prodotti per la pulizia, gli animali domestici, la polvere e le muffe. Se questi elementi, singolarmente o combinati, non fossero gestiti opportunamente, anche attraverso adeguati sistemi di ventilazione e di illuminazione, potrebbero peggiorare la salubrità degli ambienti interni e incidere sulla qualità della vita.

Tra i materiali impiegati non solo per la costruzione degli edifici, fino agli inizi degli anni ’80, troviamo ad esempio l’amianto, il cui sbriciolamento in fibre facilmente inalabili ha già prodotto migliaia di morti per mesotelioma pleurico. Ed il picco, purtroppo, è previsto per il 2025, essendo questo un male con una latenza che può durare anche un ventennio. Nonostante questo, l’amianto è ancora presente in moltissime architetture residenziali ed industriali: si tratta di un tema prioritario non solo per l’ambiente, ma anche per la salute.

Particolare attenzione, avendo un’origine chimica-sintetica, la meritano poi non solo tutti i prodotti in Pvc, ma anche tutte quelle vernici o pitture realizzate con materiali non naturali con le quali andiamo a colorare le nostre abitazioni, i nostri uffici o i nostri negozi. In sintesi, i maggiori contaminanti di natura chimica sono: il monossido di carbonio (CO); il biossido di azoto (NO2); il biossido di zolfo (SO2); i composti organici volatili (VOC); la formaldeide (CH2O); il benzene (C6H6); gli idrocarburi aromatici policiclici (IPA); il particolato aerodisperso (PM10, PM2.5); i composti presenti nel fumo di tabacco ambientale e i pesticidi.

L’invito è dunque innanzitutto quello di utilizzare, per le costruzioni in particolare, prodotti naturali e non allergenici e affidabili come il legno. Sarebbe poi opportuno verificare scrupolosamente la composizione chimica-biologica-fisica di tutti quegli elementi con i quali interagiamo nelle nostre case o nei luoghi di lavoro, prediligendo quelli ad alta e garantita sostenibilità, per evitare di soffrire di asme, emicranie e anche problemi cardio-respiratori. Non dimentichiamo, infine, che ornare con piante i luoghi in cui viviamo non potrà che fare bene all’ambiente esteriore e al nostro “paesaggio interiore”. Per una qualità della vita sempre più alta e rassicurante.

 

Giuseppe Milano

Quando si parla di edifici e di case in legno, spesso si tende a soffermarsi sulle questioni riguardanti i diversi sistemi costruttivi che è possibile impiegare e le diverse opzioni circa lo spessore e la stratigrafia delle pareti esterne.

Ma quali sono gli accorgimenti che è bene adottare perché anche la copertura della nostra casa contribuisca all’ottimizzazione del comfort abitativo interno e dell’efficienza energetica?

Anche l’elemento tetto, infatti, insieme a tutti gli altri che costituiscono l’edificio, riveste un ruolo fondamentale nel complesso delle interazioni tra l’abitazione e l’ambiente esterno: come per le pareti, esso deve garantire l’isolamento acustico e la protezione, nello stesso tempo, dal freddo della stagione invernale e dal caldo di quella estiva e deve essere traspirante, così da evitare la comparsa di fenomeni di condensa e, successivamente, di muffa all’interno.

Perché scegliere un tetto in legno? Scegliere il legno per la realizzazione della copertura della propria casa significa innanzitutto scegliere tutte quelle (vantaggiose) caratteristiche che questo materiale porta con sé: robustezza, leggerezza, resistenza al fuoco, salubrità dell’ambiente interno (ricordiamo che il legno è igroscopico e quindi agisce, in maniera naturale, come regolatore dell’umidità).

A questi aspetti, si uniscono quelli derivanti dalla tecnologia impiegata: le adeguate scelte in fase progettuale, la qualità dei materiali e dei componenti impiegati e la posa in opera eseguita ad arte contribuiscono infatti alla massimizzazione dei vantaggi e del livello di comfort abitativo interno.

Il tetto ventilato. La tipologia di copertura in legno più diffusa è il cosiddetto tetto ventilato, i cui vantaggi si riflettono sul piano del comfort abitativo, della durata delle strutture e del risparmio energetico. È caratterizzato appunto dalla presenza di una camera d’aria collocata tra lo strato isolante ed il manto di copertura, che consente la circolazione dell’aria ed assicura un doppio beneficio: contribuisce a mantenere ben asciutti il materiale isolante e gli altri elementi in legno, assicurandogli così maggiore durata, e nello stesso tempo, funge da ulteriore strato isolante. Nel periodo estivo inoltre, l’aria che penetra dalla linea di gronda all’interno della camera di ventilazione, si riscalda, diventa più leggera e, grazie a moti convettivi, tende a risalire verso l’alto fino a fuoriuscire dal colmo, sottraendo calore (e il vapore acqueo che dall’interno dell’abitazione traspira attraverso il legno verso gli strati più esterni) e contribuendo a mantenere fresco e salubre l’ambiente sottostante.

Per l’adeguato dimensionamento della camera d’aria, la norma UNI 9460/2008 stabilisce che essa non deve essere minore di 550 cmq per metro lineare di larghezza di falda (per falde comuni aventi pendenza compresa tra il 30 ed il 35% e lunghezza massima non superiore a 7 m).

Stratigrafia del tetto ventilato in legno. Sotto il profilo tecnologico – costruttivo una copertura ventilata in legno è costituita da quattro principali categorie di elementi che, procedendo dall’interno verso l’esterno, possiamo così classificare: la parte strutturale, l’isolamento, lo strato di ventilazione e, infine il manto di copertura.

La struttura può essere realizzata o mediante l’impiego di una orditura primaria in elementi lamellari opportunamente distanziati, sui quali poggia il perlinato, oppure utilizzando pannelli X-lam.

In entrambi i casi, al di sopra di questo primo strato, si trovano la barriera al vapore e l’isolamento, che può essere realizzato in svariati materiali, come la fibra di legno, la lana minerale, il sughero: questi vengono posti in opera sotto forma di lastre o pannelli ed inseriti nella struttura all’interno di apposite intercapedini ottenute attraverso l’impiego di listelli di legno.

Segue lo strato di ventilazione o camera d’aria, anch’esso ottenuto impiegando listelli di legno distribuiti in maniera omogenea e disposti perpendicolarmente rispetto al colmo, che fungono da appoggio a pannelli del tipo OSB o simili. Al di sopra vi sono la guaina impermeabilizzante e, infine, il manto di copertura.

Per consentire il passaggio dell’aria in entrata ed in uscita vengono impiegati specifici complementi in lattoneria o materiali plastici, come griglie, cosiddette, anti-passero per evitare che piccoli animali si intrufolino nella camera di ventilazione, e colmi ventilati prefabbricati in grado di fungere come veri e propri camini.

Finitura e qualità estetica. Come per le pareti interne ed esterne, anche per quanto riguarda i sistemi di copertura l’impiego del legno non pone limiti alle scelte inerenti finiture e rivestimenti. I tetti in legno possono infatti presentarsi con manto di copertura in coppi o in tegole o in lastre di qualsiasi altro materiale. Sul lato interno invece questi sistemi consentono l’ottenimento dei vantaggi estetici legati alla intrinseca qualità estetica del materiale stesso, in grado di caratterizzare ambienti eleganti, raffinati ed accoglienti.

Non solo case in legno. La tecnologia del tetto ventilato in legno assicura le massime prestazioni quando viene applicata ad edifici di legno e non, progettati e realizzati secondo i dettami dell’efficienza energetica. La si può tuttavia impiegare (ed è questo un fenomeno sempre più frequente) anche nell’ambito di interventi di ristrutturazione di edifici esistenti e di recupero abitativo di piani sottotetto: in questi casi infatti, l’impiego del legno, oltre a garantire i benefici sul piano del risparmio energetico e del comfort interno, consente anche (e soprattutto) la realizzazione di strutture più leggere e quindi di minore impatto sugli aspetti statico – strutturali di fabbricati magari storici.

 

Elena Ottavi

Il post di questa settimana riprende ed approfondisce il tema di come è fatta un casa in legno: avevamo già introdotto e parzialmente sviluppato l’argomento qualche settimana fa, soffermandoci sulla descrizione dei sistemi costruttivi più diffusi e prestanti per la realizzazione di edifici in legno. L’aspetto su cui oggi vogliamo concentrarci più nello specifico è invece quello relativo a che cosa c’è dentro le case in legno ed a quali materiali occorrono per realizzarle. Esse sono infatti costituite sì di legno, ma non solo: il raggiungimento degli elevati standard di isolamento termo – acustico e di efficienza energetica è possibile solo attraverso la corretta progettazione e l’adeguato dimensionamento di tutti gli strati che ne definiscono l’involucro e che regolano gli scambi con l’ambiente esterno.

Per realizzare una casa, o un qualsiasi altro edificio, in legno occorrono quindi legno innanzitutto, ma anche materiali isolanti e rivestimenti per gli interni e gli esterni, oltre ad eventuali complementi strutturali in cemento armato per l’esecuzione, ad esempio, dei sistemi di fondazione. Vediamone i principali.

Oggi il legno impiegato in ambito edilizio è per la maggior parte, se non quasi esclusivamente, di tipo lamellare: può provenire da diverse essenze arboree e viene impiegato e posto in opera in modalità e forme differenti a seconda del sistema costruttivo utilizzato. Nei sistemi X-Lam lo si trova sotto forma di pannelli massicci costituiti da strati sovrapposti, incrociati ed incollati, che poi vengono collegati tra loro grazie a giunti sagomati o per mezzo di elementi di connessione metallici. Nei sistemi Blockhaus si presenta invece in forma di elementi orizzontali sovrapposti l’uno all’altro. Infine vi sono i sistemi leggeri a telaio, composti appunto da telai di listelli di legno, tamponati ai lati da pannelli OSB, MDF o simili, anch’essi in legno.

Questi sistemi definiscono e costruiscono la struttura di base della nostra casa in legno, la sua ossatura volendo ricorrere ad un paragone con il corpo umano: sulle loro prestazioni ed efficienza incide fortemente la seconda componente, che potremmo associare alla pelle, individuata dai materiali e dalle tecnologie impiegate per l’isolamento termico ed acustico. Questo garantisce i risultati migliori quando viene realizzato a cappotto, cioè quando avvolge come un guscio (o come una pelle appunto) tutta la superficie esterna dell’edificio, senza interruzioni: in tal modo è possibile evitare i ponti termici e le molteplici problematiche legate alle diverse temperature tra interno ed esterno. Può essere costituito da vari materiali, come la fibra di legno, la lana minerale, il sughero.

La fibra di legno (o lana di legno) è un materiale di origine vegetale derivante dall’utilizzo di scarti di legname non trattato, pressati e legati insieme in virtù delle naturali capacità leganti del materiale stesso: è ecosostenibile ed ecologico perchè, oltre ad essere naturale, viene prodotto senza l’aggiunta di additivi chimici. Viene fornito in pannelli di spessore differente ed assicura ottime prestazioni dal punto di vista del comfort interno: garantisce infatti isolamento termico ed acustico, inerzia termica e traspirabilità. Lo si può trovare ed impiegare anche in forma di fibra di legno mineralizzata: in questo caso la fibra di legno viene appunto mineralizzata, cioè legata per mezzo del cemento, il quale consente di aggiungere alle caratteristiche precedentemente descritte anche la resistenza a compressione e la protezione dal fuoco.

Anche la lana minerale (o lana di roccia) è un materiale di origine naturale, ma ottenuto dalla fusione di componenti minerali quali rocce basaltiche, silicati e sabbie: anch’esso è riciclabile, incombustibile ed assicura ottime prestazioni dal punto di vista dell’isolamento termico ed acustico. Si tratta inoltre di materiali estremamente stabili e che non subiscono variazioni nel tempo in funzione di variazioni di umidità o temperatura.

Tra gli isolanti naturali che oggi si stanno fortemente rivalutando c’è anche il sughero, il quale vanta eccellenti capacità di isolamento termo – acustico, oltre ad essere anche ecologico, incombustibile, traspirante, leggero ed estremamente durabile nel tempo (le sue caratteristiche e prestazioni infatti non variano nel tempo e non è soggetto al rischio di marcescenza).

I materiali isolanti si possono accoppiare tra loro, allo scopo di massimizzare le prestazioni dei singoli e devono essere di qualità certificata oltre che adeguatamente dimensionati nello spessore in funzione delle specifiche condizioni al contorno (temperatura, umidità, esposizione): è inoltre un presupposto imprescindibile che la posa dei pannelli venga effettuata a regola d’arte e da personale esperto, onde evitare l’insorgere di spiacevoli problematiche che potrebbero provocare dispersione di calore, presenza di condensa ed umidità, comparsa di muffe.

Vi sono poi i materiali che vestono la pelle dell’edificio, cioè quelli impiegati per il rivestimento delle pareti interne ed esterne. Come più volte sottolineato in precedenti articoli del blog, realizzare un’abitazione in legno non implica affatto che essa sia fatta di solo legno o che debba necessariamente ricordare la tipologia della casa di montagna o della baita. Tutt’altro: dalla sola osservazione solitamente risulta estremamente complesso, se non impossibile, distinguere una casa in legno da una realizzata con tecniche tradizionali. Infatti la presenza del cappotto esterno consente di rivestire le facciate dell’edificio con qualsiasi tipo di rivestimento, applicato direttamente sullo strato isolante oppure ancorato a mezzo di pannelli ed idonei supporti: legno, pietra, cemento, mattoni, intonaco. Questo aspetto porta con sè anche il duplice vantaggio di rispondere ai gusti estetici di progettisti e committenti e, nello stesso tempo, di adeguarsi ai dettami imposti dalle normative e dai regolamenti urbanistici di ciascuna località.

Oltre a quelli in legno, solitamente realizzati in doghe, perline o pannelli, i rivestimenti più frequentemente utilizzati per questo tipo di abitazioni sono gli intonaci: formulati in base a ricette di ultima generazione, assicurano isolamento, traspirabilità e resistenza. Sono disponibili in svariate granulometrie e possono essere applicati direttamente sulla superficie del cappotto. Sono inoltre materiali estremamente durevoli e che, uniti a lavorazioni di tinteggiatura, consentono di ottenere tutte le variazioni cromatiche possibili (ovviamente nei limiti delle normative), a partire dal bianco calce.

Per i rivestimenti interni delle pareti i materiali più diffusi sono i pannelli in cartongesso, derivanti dalla miscelazione di acqua e gesso: oltre ad essere di facile e veloce posa in opera, assicurano anche buone prestazioni sotto il profilo dell’isolamento termo-acustico e della resistenza al fuoco. L’evoluzione di questo tipo di materiale è quella rappresentata dai pannelli in fibrogesso, che consistono in lastre di gesso armate da fibre di cellulosa che gli conferiscono maggiore rigidità e resistenza agli shock.

Il quadro dei materiali necessari alla costruzione di una buona casa in legno, è completato dal cemento armato, impiegato per la realizzazione delle strutture di fondazione, dei solai controterra e delle porzioni interrate o seminterrate degli edifici.

Casa in legno quindi non è sinonimo di solo legno: esso ne costituisce indubbiamente la componente di maggiore peso e rilevanza, ma deve essere accompagnato e coadiuvato, nel raggiungimento degli standard prefissati, da molti altri materiali. Questi possono variare in funzione delle esigenze estetiche e prestazionali, ma dovrebbero sempre poter esibire qualità certificate.

 

Elena Ottavi

Uscire dal perimetro dei “luoghi comuni” per entrare in quello dei “luoghi condivisi”. Sull’architettura in legno quale responsabile principale della deforestazione, infatti, è arrivato il momento di passare dal regime delle pur legittime opinioni personali a quello della conoscenza collettiva.

Nuove verità. Scopriremmo, per esempio e prioritariamente, che questo pernicioso fenomeno dell’alienazione dei boschi è generato da due modus comportandi di origine antropica: da un lato l’insostenibile o illegale gestione delle foreste, dall’altro l’inquinamento atmosferico. Specificatamente, nel primo caso rientra sia la conversione ad uso agricolo o urbano delle superfici boschive, sia il taglio illegale o gli incendi, per lo più dolosi; nel secondo sono da considerare gli effetti dell’inquinamento provocato dalle attività umane nelle aree urbane e industriali (si pensi ai gas serra). Non rientrando in alcuna categoria, pertanto, l’architettura in legno non contribuisce alla deforestazione. Anzi, al contrario, favorisce lo sviluppo del patrimonio forestale.

Più alta è la domanda di legno, più alto il numero di alberi piantati. Se così non fosse, nei Paesi scandinavi e in Nord America, dove da più di un secolo il legno è impiegato per la costruzione di case, non dovrebbero esserci tanti alberi. È vero, invece, il contrario: più alta è la richiesta di legname e più alto è l’incentivo per piantare sempre più alberi. E più alto è il numero di alberi presenti, più basso è il tasso di inquinamento o degrado paesaggistico, con benefici notevoli sulla salute umana e urbana. Queste aree geografiche, notoriamente riconosciute come le migliori per la qualità della vita, con il loro esempio virtuoso ci spingono, pertanto, ad emularle per radicare una cultura ambientale nella quale il legno, tra i materiali naturali e rinnovabili migliori per le sue innumerevoli proprietà fisiche-meccaniche-biologiche, sia sempre più valorizzato ed usato.

L’esempio del Canada. E a proposito di “best practice”, il Canada – che dell’albero ne ha fatto prima un simbolo nazionale e poi una risorsa economica strategica, con il 94% dell’ingente patrimonio boschivo tutelato dallo Stato – si è dotato di un efficiente sistema di certificazione basato sulla norma riconosciuta a livello internazionale ISO 14001 “Environmental Management System” (Sistema di Gestione Ambientale) attraverso la quale viene definita una successione di standard ambientali applicati alla gestione sostenibile delle foreste.

Gli standard di certificazione. Tra questi, anche per la sua notorietà in Europa, citiamo il Forest Stewardship Council (FSC). Fsc è una Ong internazionale senza scopo di lucro nata nel 1990 in California con l’idea di definire una visione per la gestione sostenibile delle foreste mediante una pluralità di rigidi parametri – la sostenibilità ambientale, sociale ed economica – da rispettare da parte delle aziende consorziate. Oltre all’Fsc, tuttavia, esiste anche il sistema di certificazione Pefc (Programme for Endorsement of Forest Certification schemes – Programma di Valutazione degli schemi di Certificazione Forestale). Pefc, presente anche in Italia con una proprio organizzazione, è una associazione internazionale indipendente, no-profit e non governativa, che si propone di definire “parametri quantitativi e qualitativi che, periodicamente misurati o osservati, permettano di valutare le performance ambientali e la sostenibilità dei sistemi di gestione forestale”. Entrambi gli schemi, quindi, richiedono il rispetto dei principi di legalità; di sostenibilità ambientale e sociale; delle convenzioni sulla tutela della salute e dei diritti dei lavoratori delle popolazioni coinvolte in tutta la filiera. Su questi due modelli di certificazione, con una apposita risoluzione, si è espresso anche il Parlamento Europeo evidenziando come sia Fsc sia Pefc siano “ugualmente in grado di fornire garanzia al consumatore che i prodotti certificati a base di legno e carta derivino da gestioni forestali sostenibili”.

La situazione italiana. Se nel mondo, in base alle ultime stime disponibili del 2015, il legno cresce ogni anno di 7,2 miliardi di metri cubi, in Italia – dal 1980 ad oggi – nonostante la percezione possa essere diversa, la superficie forestale è passata da 6,3 milioni di ettari a 10,5 milioni, con un incremento di oltre il 70%. A questa crescita, purtroppo e almeno fino ad oggi, non è stato possibile associare un piano di sviluppo sostenibile per consentire a questo patrimonio di generare ricchezza economica, creando occupazione, e ambientale, mitigando il rischio idrogeologico. Nonostante nel nostro Paese gli addetti alle lavorazioni in legno siano oltre 360mila e tra Trentino Alto Adige, Friuli Venezia Giulia e Veneto non manchino aziende che hanno investito sulla gestione responsabile e sulla certificazione forestale. Tra le aziende “green” in possesso delle due certificazioni citate, infine, anche Albertani Corporates, che impiega questo legno per la realizzazione delle sue architetture di alta qualità e durabilità.

Giuseppe Milano