Manca poco. Ancora poche settimane e poi decine di migliaia di giovani, in tutto il Paese, torneranno a scuola. Pronti a spalancare le finestre sul mondo. In un mondo che cambia, nel quale occorrono strumenti e linguaggi diversi per comprenderlo e riconoscerne le trasformazioni, ma anche visioni per anticipare il futuro che già bussa alle porte, anche gli stessi istituti devono adeguarsi alle sfide della contemporaneità.

A tali istituzioni civili, infatti, è richiesto di intervenire non solo su una didattica attrattiva e interattiva in grado di declinare efficacemente e pluralmente la sfera della complessità socio-culturale o temi particolarmente delicati quali i cambiamenti climatici e la conversione ecologica dell’economia, ma anche sulla loro estetica rigenerativa capace di accogliere le dimensioni della sicurezza antisismica, della manutenzione statica e dell’efficientamento energetico.

Le prime agenzie educative del Paese, del resto, non sono luoghi banali o come altri. Sono e sempre più stanno diventando vere e proprie “case della formazione”, vissute anche oltre l’orario extrascolastico (spesso anche da semplici cittadini per le attività ricreative promosse), nelle quali i fruitori assaporano il gusto della scoperta e sperimentano il gesto della creatività, nelle quali piantano i semi dell’immaginazione per raccogliere i frutti dell’innovazione.

Le strutture più all’avanguardia, quindi, sono quelle che, realizzate o ristrutturate attraverso l’impiego di materiali sostenibili come il legno (da solo o insieme ad altri, a livello strutturale come a livello “ornamentale”) o riciclabili (per esempio, per allestire atossici sistemi di isolamento termo-igrometrico), rivelano la strategicità della relazione tra natura e architettura. Per un apprendimento, confermato da una molteplicità di studi di stampo psico-somatico, più rigoroso e più performante.

Oltre che nel resto d’Europa e del mondo, anche nel nostro Paese, da alcuni anni e per il merito dell’iniziativa governativa #scuoleinnovative, i poli dell’istruzione, primaria e secondaria, iniziano ad essere costruiti o rigenerati nei dettami dell’architettura bioclimatica, anche attraverso la valorizzazione delle nuove tecnologie digitali. Vediamo, pertanto, alcuni esempi.

Asilo nido a Guidonia Montecelio (Roma). L’intervento, progettato da Donatella Petricca e Massimiliano Muscio con l’idea di avere una struttura energeticamente “passiva”, come si può leggere nella scheda descrittiva del nuovo istituto, prevede “un asilo articolato in tre volumi, ognuno dei quali caratterizzato da una precisa funzione. Gli elementi costruttivi principali (struttura portante verticale e solai di copertura) sono stati realizzati in pannelli di legno multistrato a strati incrociati Xlam che forniscono un ottimo livello di isolamento termo/acustico e anti-sismico”. La buona tenuta dell’involucro, conseguentemente, ha consentito ai progettisti di prevedere la minima dotazione impiantistica necessaria a garantire sia in estate sia in inverno le migliori condizioni di comfort. Nello specifico, quindi, oltre all’impianto fotovoltaico e al solare termico posti sulla copertura, è stata installata una pompa di calore e un sistema di ventilazione meccanica controllata con recupero di calore. Per la realizzazione di quest’architettura eco-compatibile, inoltre, fondamentale è stato il contributo di Albertani Corporates: non solo per aver messo a disposizione la quantità di legno necessario, ma anche per aver curato in cantiere il montaggio degli elementi costruttivi per un’opera dalla grande e riconosciuta qualità ecologica.

Scuola superiore “Hannah Arendt” (Bolzano). Una delle scuole ipogee più moderne del mondo. L’istituto, ampliato nel 2013 in ragione dell’esigenza di dotarlo di undici nuove aule e quattro laboratori, si trova, infatti, nel centro storico della cittadina e in un complesso architettonico sottoposto a tutela. Eppure, per l’elevata qualità progettuale prodotta attraverso soluzioni funzionali eco-compatibili, dai fruitori non sono percepiti i quattro problemi principali dati dal “vivere sottoterra”: luce, senso di claustrofobia, ventilazione e umidità.

Polo didattico “Romolo Capranica” ad Amatrice. In uno dei comuni più colpiti dal sisma del 2016, su impulso della Ferrari, a settembre sarà pronto il nuovo innovativo campus da 12mila metri quadrati, per oltre 300 persone, innestato nel panorama dei Monti della Laga. Il Polo ospiterà il Liceo scientifico sportivo internazionale, la Scuola secondaria di primo grado e la Scuola primaria, ma anche il Convitto, la palestra e la materna con annessa ludoteca. Realizzato nel rispetto delle più evolute pratiche bioclimatiche e mediante l’impiego del legno, si propone di rappresentare un modello virtuoso per la ricostruzione di strutture pubbliche destinate all’istruzione danneggiate da fenomeni ambientali traumatici come i terremoti.

Scuola elementare e scuola media a Milano. Sono in corso di realizzazione, nel capoluogo lombardo (in via Brocchi e in Via Strozzi), due complessi scolastici polifunzionali ed ecofriendly progettati interamente in legno secondo i parametri più spinti dell’architettura bioclimatica. Qui trovano posto una palestra, una mensa, una biblioteca e un auditorium. La scelta del materiale naturale deriva, dunque, dalla volontà di tenere insieme la componente tecnica con quella civica-pragmatica. Con la sintesi resa possibile, secondo i progettisti incaricati, dall’impiego del Bim, fin dalla fase preliminare, che ha permesso a una platea di professionisti diversi e agenti in ambiti complementari di cooperare sinergicamente per il successo della sperimentazione. I due edifici – soprattutto quello che sorgerà in Via Brocchi e che sarà costruito da Albertani Corporates – presentano una geometria che si inserisce organicamente e armonicamente nel contesto attraverso aree verdi, orti, giardini pensili, aree dedicate alle attività ludiche o sportive all’aperto. Particolare attenzione, inoltre, è stata rivolta all’illuminazione e alla ventilazione naturale per una più alta qualità indoor ad impatto quasi nullo. Durante la fase di progettazione, infine, la forma dei fabbricati e il disegno delle superfici opache o vetrate è stato studiato per incrementare lo sfruttamento passivo della risorsa solare, come dimostrano i frangisole in legno o a lamelle che proteggono l’edificio dal surriscaldamento.

Nell’ambito dell’edilizia residenziale c’è un aspetto su tutti al quale si tende a riservare un’attenzione particolare: quello della sicurezza, che costituisce un requisito imprescindibile sia nelle scelte e nelle decisioni dei progettisti, sia nelle valutazioni di chi si accinge ad acquistare o a realizzare la propria abitazione. Si tratta infatti di un aspetto che influisce fortemente sulle prestazioni dell’edificio e che riguarda, in egual misura, sia le case costruite impiegando i materiali e le tecnologie tradizionali, sia quelle in legno.

Persiste tuttavia, in relazione a queste ultime, la tendenza a considerarle meno sicure, nonostante gli specifici studi tecnico – scientifici condotti sul tema e le reali prestazioni dimostrate e certificate dagli edifici già realizzati in tutto il mondo.

Cerchiamo quindi, in questo post, di fare un po’ di chiarezza sull’argomento, analizzando un po’ più nello specifico le caratteristiche e le performances di una casa o di un qualsiasi altro edificio in legno dal punto di vista della sicurezza, ed approfondendo i diversi fattori ed aspetti che entrano in gioco.

Sicurezza come stabilità e resistenza meccanica

Il primo aspetto che qualifica una casa (o un altro edificio) come sicura è quello individuato dalla sua stabilità e dalla sua capacità di resistere alle sollecitazioni di tipo meccanico. I materiali e le tecnologie impiegati in ambito costruttivo devono infatti essere in grado di garantire, in primis, la resistenza a compressione ed a trazione dei singoli elementi costruttivi in funzione dei pesi e dei carichi a cui sono sottoposti e delle dimensioni e della geometria della struttura.

E da questo punto di vista il legno (quello lamellare in misura anche maggiore) è, per sua natura, un materiale in grado di assicurare prestazioni elevatissime: oltre ad una resistenza ottima, può infatti vantare, rispetto al tradizionale cemento armato ed all’acciaio, anche maggiore elasticità e leggerezza. Inoltre il valore aggiunto che queste ultime due caratteristiche portano con sè, acquista un peso maggiore se considerate in relazione al verificarsi di eventi di eventi di natura sismica: esse infatti, unite alla resistenza, consentono ad un edificio realizzato con questo materiale, di fornire risposte ottime alle sollecitazioni complesse che si manifestano in occasione dei terremoti.

In tali frangenti l’elasticità permette alla struttura in legno di comportarsi, appunto, in maniera elastica, assecondando le oscillazioni indotte dal sisma sull’edificio, senza che quest’ultimo ne risulti gravemente danneggiato. La leggerezza riduce invece la massa del corpo sottoposto alla sollecitazione sismica.

L’impiego del legno e, in particolare del sistema costruttivo X-Lam, consente inoltre un ulteriore miglioramento della risposta dell’edificio al terremoto: le costruzioni realizzate con questa tecnologia sono infatti in grado di comportarsi in maniera scatolare e di scaricare le sollecitazioni subite sul sistema di fondazione, senza rischi di cedimenti in corrispondenza dei nodi.

Sicurezza come resistenza al fuoco

Anche dal punto di vista della resistenza al fuoco una casa in legno è in grado di assicurare prestazioni migliori rispetto a quelle di abitazioni realizzate secondo tradizione.

Infatti, benchè il legno sia per sua natura un materiale combustibile, ha dalla sua anche la vantaggiosa capacità di riuscire a mantenere inalterate la propria struttura molecolare e le sue prestazioni, quando viene sottoposto al fuoco. Quando questo accade, grazie al fenomeno della carbonatazione (per maggiori info vedi anche il nostro post Case in legno che resistono al fuoco:realtà o fantasia?) lo strato più esterno del materiale va a costituire una sorta di guscio protettivo della sezione più interna della struttura, impedendone il cedimento improvviso e preservandone, quindi, la stabilità.

Lo stesso non avviene per acciaio e cemento armato, materiali che se sottoposti a temperature elevate tendono rapidamente al collasso.

Sicurezza come resistenza alle effrazioni

La sicurezza della propria abitazione dal punto di vista della resistenza ai tentativi di effrazione non dipende dal materiale o dalla tecnologia costruttiva impiegati per realizzarla: solitamente infatti la maggioranza dei furti e delle intrusioni avviene attraverso porte o finestre lasciate aperte o forzate dall’esterno. Sono quindi le aperture i punti deboli di qualsiasi casa ed è su questi che occorre lavorare per aumentarne il grado di sicurezza: è quindi importante scegliere infissi omogenei in tutte le loro componenti, certificati, con telaio, ferramenta e tipologia di vetro adeguati alle esigenze.

Inoltre la scelta del legno come materiale da costruzione della propria abitazione non preclude in alcun modo la possibilità di installare sistemi blindati ed impianti di allarme.

Sicurezza come salubrità dell’ambiente domestico

Chiudiamo il quadro sulla sicurezza delle case in legno soffermandoci sulla stretta relazione che sussiste tra i materiali impiegati ed il benessere interno dell’abitazione. Come già evidenziato in questo post di un po’ di tempo fa, la scelta del legno assicura condizioni interne molto migliori dal punto di vista termico, dell’umidità e della qualità dell’aria. Si tratta infatti di un materiale dalle ottime capacità isolanti, traspirante ed igroscopico: sul piano pratico queste caratteristiche si traducono nella garanzia di condizioni termiche interne ottimali e costanti in tutte le stagioni e nella naturale regolazione del livello di umidità. Questi aspetti incidono a loro volta sulla qualità e salubrità dell’aria interna, preservata dalle contaminazioni derivanti dalla presenza di funghi e muffe che proliferano invece in ambienti soggetti ad umidità e sbalzi termici.

Il legno vanta, infine, anche capacità antistatiche ed antiallergiche ed è in grado di agire come parziale schermo contro l’inquinamento elettromagnetico ormai sempre più diffuso.

Lo scorso 30 Novembre un vasto e rovinoso incendio ha distrutto la sede storica, il cuore pulsante dell’azienda Cotonella a Sonico nel bresciano. L’edificio, che costituiva l’ex sito produttivo successivamente destinato ad accogliere uffici amministrativi e laboratori, è stato avvolto da fiamme che, in poco più di un’ora e mezzo, hanno lasciato uno scheletro annerito come unico superstite. I danni sono stati ingenti ma non hanno tuttavia impedito all’azienda di ripartire in brevissimo tempo con maggiore slancio, combattività ed entusiasmo. La produzione ed i lavori non si sono praticamente mai interrotti ed è stato immediatamente avviato il grandioso processo di progettazione della nuova sede, che ha come principali interpreti lo studio di architettura J+S Architecture&Engineering e la nostra Albertani Corporates.

Albertani Corporates si è occupata di tutti gli aspetti relativi alla struttura, di cui ha elaborato il progetto e realizzato i singoli elementi. La loro produzione si è svolta interamente all’interno degli stabilimenti dell’azienda.

La struttura portante: i portali

Il nuovo edificio, quasi ultimato, è realizzato interamente in legno. Presenta una pianta più o meno rettangolare, con lato lungo di circa 52 m di lunghezza, e si distribuisce su due livelli, il piano terra più un soppalco.

Il volume è definito dalla successione di undici portali sagomati curvi, con il più alto che raggiunge i 9,50 m di altezza e costituisce la cuspide del sistema della copertura. Sono disposti in parallelo, equidistanti e presentano tutti uguale luce, pari a 15, ma si differenziano l’uno dall’altro per forma, sagoma e tipologia di lavorazione. È quindi stato necessario progettarli e realizzarli singolarmente.

Ciascuno dispone di due o tre cerniere, a seconda della conformazione, e presenta un estradosso sagomato attraverso l’impiego di macchine a controllo numerico. Il ricorso a tali strumenti ha consentito all’azienda anche di realizzare degli speciali incassi finalizzati a nascondere alla vista la ferramenta e gli elementi di connessione impiegati. Sono costituiti da speciali lamelle in legno incollate di spessore pari a 17 mm e rappresentano il sistema di supporto a cui sono appesi la scala che dà accesso al piano soppalcato ed il soppalco stesso.

La copertura e le pareti esterne: il sistema Lignum K® di Albertani Corporates

Come la struttura portante, anche la copertura e le pareti perimetrali, tutte in legno, sono state progettate e realizzate su misura da Albertani Corporates in funzione delle caratteristiche architettoniche e delle prestazioni attese dall’edificio.

Per entrambe le tipologie di elementi costruttivi è stato impiegato il sistema Lignum K®, uno speciale pannello in grado di garantire ottime prestazioni sia dal punto di vista portante che dell’isolamento: si tratta di una tecnologia particolarmente adatta alla realizzazione di coperture, pareti e solai perché consente l’eliminazione delle partizioni secondarie.

Dal punto di vista della composizione, il pannello Lignum K® è costituito da un’anima in materiale coibentante ed è rivestito sulle due facce esterne o da legno listellare (la cui essenza può essere di volta in volta variata e definita a seconda delle esigenze e delle richieste della committenza o del progettista) o da OSB o da altri materiali.

Il sistema Lignum K® è nato da un’idea di Albertani Corporates ed è unico nel suo genere: oltre ad essere totalmente ecologico, garantisce infatti prestazioni fisico – meccaniche che lo rendono estremamente versatile nelle applicazioni. A ciò si aggiunge inoltre l’enorme vantaggio dettato dall’estrema rapidità e semplicità di manovra e posa in opera all’interno del cantiere.

Si tratta, infine, di un prodotto brevettato e certificato REI 60 per la resistenza al fuoco.

Tutti questi aspetti hanno orientato committenza, progettisti ed azienda nello scegliere di impiegare Lignum K® per la copertura e le pareti perimetrali della nuova sede Cotonella.

La copertura consiste in un complesso sistema di falde che raggiunge la massima altezza in corrispondenza del portale più alto ed è definita da tre principali categorie di elementi: il pacchetto coibente, l’impermeabilizzazione e il manto di finitura.

Il primo è quello costituito dall’elemento portante (fuori standard e quindi anche in questo caso realizzato ad hoc) del tipo Lignum K 200, composto da un doppio pannello listellare in abete di spessore 20 mm e da lana di roccia ad alta densità (sp. 16 mm).

Segue lo strato impermeabilizzante, formato dalla guaina impermeabile, dal pannello fonoassorbente a base di gomma e rivestito su entrambi i lati con garza antiaderente, e da una membrana traspirante (ed impermeabile) con filamenti metallici.

Completa il quadro il manto di finitura, realizzato in lamiera di alluminio aggraffata (spess. 8/10) e dotato di elementi con funzione paraneve.

Le pareti perimetrali sono invece realizzate con pannelli Lignum K 170 e, in corrispondenza dei lati corti dell’edificio lasciano spazio a due ambienti porticati.

Sostenibilità e resistenza al fuoco

Il progetto e la realizzazione della sede Cotonella arricchisce il portfolio dell’azienda Albertani Corporates di un nuovo esempio di architettura e sostenibilità: l’impiego del legno e, nello specifico, del sistema certificato Lignum K®, garantisce all’edificio prestazioni elevate dal punto di vista dell’efficienza e del risparmio energetico ed assicura quelle condizioni di comfort e traspirabilità da cui deriva il benessere degli ambienti interni.

È inoltre estremamente significativo come, a seguito di un incendio che ha quasi completamente distrutto l’edificio esistente, la scelta dei progettisti e della committenza si sia comunque rivolta verso la realizzazione di una struttura total – wood. Questo sottolinea e ribadisce ancora una volta che tra i vantaggi che l’impiego del legno porta con sé, c’è anche la sua elevata resistenza al fuoco: nonostante le affermazioni dei detrattori e dei luoghi comuni, si tratta infatti di un materiale che, se sottoposto a combustione, resiste di più e più a lungo rispetto, ad esempio, all’acciaio o al calcestruzzo.

E il progetto per Cotonella dimostra che sono in lenta ma costante crescita la sensibilità e la consapevolezza nei confronti delle potenzialità del legno come materiale da costruzione.

 

Elena Ottavi

Se non vedo, non credo”. Sebbene ci siano dati rivelatori di una graduale inversione di tendenza, quando si parla di costruzioni prefabbricate in legno e in modo particolare del paradigma della solidità o sicurezza statica, gli italiani, affezionati più ai pregiudizi che alle evidenze scientifiche, si comportano come San Tommaso. È ancora diffusa, infatti, la percezione per la quale le costruzioni in legno e quelle realizzate secondo la metodologia della prefabbricazione, davanti a fenomeni quali i terremoti o gli incendi, anche per il ridotto spessore delle pareti, non siano affidabili come lo sarebbero le costruzioni in muratura.

Questo, però, è appunto un pregiudizio che sarà sciolto nel tempo, auspicabilmente, con la crescente trasmissione tra imprenditori e progettisti del sapere tecnico e pratico, sempre più consolidato. Come ricorderanno i lettori più attenti di questo blog, proprio sulla performabilità delle costruzioni prefabbricate in legno coinvolte in esperienze critiche quali incendi e terremoti, abbiamo già dedicato degli opportuni e specifici approfondimenti. Si ricorda brevemente, dunque, che nel primo caso, per la sua bassa conducibilità termica e per il suo indice di carbonatazione, il legno si comporta meglio dell’acciaio (che collassa più rapidamente); mentre nel secondo il legno – per la proprietà meccanica e fisica di essere un materiale leggero e flessibile, elastico e dinamico – agisce meglio delle soluzioni in muratura.

Sono in legno, del resto, le oltre 200 casette in legno già consegnate nell’ultimo semestre a Norcia e analogamente si interverrà anche negli altri territori colpiti dal sisma del 24 agosto dello scorso anno. Nella necessità di dover approfondire il tema della solidità, occorre evidenziare, per chiarirla, una dicotomia linguistica tra le cosiddette “casette” e le “case”. Queste costruzioni, impropriamente chiamate anche chalet, sono moduli abitativi dall’architettura semplice progettati e realizzati con tempi di costruzione estremamente rapidi per rispondere a situazioni emergenziali come quella in corso nel Centro Italia. Non hanno alcuna temporaneità, invece, le case in legno. Per quanto con la prefabbricazione la cantierizzazione sia notevolmente ridotta e vada declinata come fase di assemblaggio e di montaggio, soprattutto se sostenute da una notevole qualità della progettazione, simili architetture – personalizzabili sulla base delle esigenze della committenza – garantiscono un ottimo comfort abitativo e permettono di raggiungere un’elevata efficienza energetica.

Le casette in legno adottano, prevalentemente, legno massello per le parti strutturali, con isolanti in polistirolo o polistirene e con pareti in cartongesso. Una casa in legno prefabbricata utilizza per le parti strutturali legno lamellare di qualità certificata con materiali isolanti completamente naturali.

Negli ultimi anni, nonostante le difficoltà della filiera dell’edilizia di lasciarsi alle spalle l’eredità di una crisi strutturale profonda, le soluzioni in legno lamellare o xlam hanno avuto una notevole affermazione non solo perché capaci di fornire confortanti prestazioni termo-acustiche, ma anche perché, probabilmente, per quanto detto in apertura, sono anche visivamente rassicuranti. Apparentemente più leggere, le pareti in telaio hanno il medesimo vantaggio di garantire un alto comfort domestico, con la possibilità che, oltre al cappotto esterno, anche tra i vuoti dei montanti possono essere inseriti i materiali isolanti per valori termici-energetici estremamente spinti. I pannelli isolanti, in dettaglio, dovranno essere ad alta densità, in fibra di legno o lana di roccia, per aumentare la massa termica e la capacità di sfasare l’onda di calore in regime estivo.

Giuseppe Milano

Macchie e cattivo odore sono i principali ed evidenti indicatori della presenza, all’interno di un’abitazione o di qualsiasi altro edificio, di umidità e muffa: quando questi fenomeni si manifestano in un ambiente chiuso, significa che qui vi è ristagno di acqua.

Varie forme di umidità

L’umidità può essere originata da svariate e differenti cause: si parla di umidità da infiltrazione quando si tratta di acqua meteorica, che penetra attraverso le pareti o la copertura sfruttando i difetti costruttivi, oppure di quella che fuoriesce da tubazioni danneggiate. L’umidità di risalita, invece, risale per capillarità dal terreno attraverso i tamponamenti laterali esterni. Infine l’umidità da costruzione è quella generata dall’impiego, in fase esecutiva, di materiali non adeguatamente trattati o mal conservati.

In tutti questi casi i problemi di umidità che si manifestano all’interno dell’edificio sono riconducili a difetti riscontrati nel corso della sua realizzazione o della sua progettazione e sono dovuti a lavorazioni non eseguite a regola d’arte o a scelte inadeguate o errate.

L’umidità di condensa

A queste forme, va ad aggiungersi l’umidità di condensa, cioè quella prodotta all’interno delle abitazioni stesse e generata dalla presenza delle persone e dalle attività quotidiane che queste svolgono: respirare, riscaldarsi, cucinare, lavarsi, fare il bucato, ecc. Il calore che viene generato produce infatti l’evaporazione delle particelle di acqua presenti all’interno dell’ambiente domestico, le quali, sotto forma di vapore acqueo finiscono per depositarsi, condensando, laddove trovano temperature più basse: è il fenomeno che si osserva, in maniera ben visibile sui vetri delle finestre. Lo stesso avviene, seppure in maniera non subito evidente, sulle pareti o sui soffitti delle abitazioni, superfici fredde su cui il vapore acqueo si deposita e condensa: gli effetti non sono immediati, ma con il prolungato perdurare delle medesime condizioni di bagnato, viene stimolata la comparsa di macchie e l’attecchimento di funghi e spore che determineranno poi il proliferare di muffe.

Oltre al danno estetico, i pericoli maggiori legati alla presenza di questi fenomeni, sono soprattutto quelli legati alla perdita di salubrità degli ambienti interessati con rischio, soprattutto per i soggetti più deboli di contrarre patologie respiratorie o reumatiche.

Come contrastare l’umidità?

Per contrastare l’insorgere (o il perdurare) di condizioni di umidità e muffa all’interno delle nostre abitazioni è fondamentale, innanzitutto, scegliere bene. Come sopra evidenziato, infatti, molto spesso si tratta di problematiche determinate da difetti di progettazione e di esecuzione: occorre quindi fare bene attenzione sia alla qualità dei materiali da impiegare, sia alla competenza ed alla serietà della manodopera e dei tecnici che intervengono. È ad esempio molto importante curare con particolare scrupolo la definizione e la realizzazione dei nodi che potrebbero essere interessati da ponti termici, cioè porzioni di struttura esposte su due ambienti a diversa temperatura (solitamente una bassa esterna ed una più elevata interna) e quindi favorevoli all’insorgere di quelle condizioni che poi porteranno alla comparsa di umidità ed all’attecchimento di muffe.

I materiali

Anche la scelta dei materiali gioca un ruolo determinante nell’azione di contrasto ai problemi di umidità, soprattutto di quella di condensa: per evitare che il vapore acqueo si depositi all’interno delle pareti e lì rimanga, occorre fare in modo che l’involucro della nostra abitazione si comporti come una membrana intelligente. Questa deve cioè essere in grado di limitare gli scambi di energia tra interno ed esterno, garantendo l’isolamento termico, e di assicurare, nello stesso tempo, la traspirabilità e, quindi, la possibilità per l’umidità in eccesso di fuoriuscire.

Da questo punto di vista sono le case in legno a realizzare le prestazioni migliori: questo materiale infatti, oltre ad essere naturale e traspirante, è anche (e soprattutto) igroscopico: si contraddistingue, cioè per la capacità di comportarsi come un vero e proprio deumidificatore, che assorbe l’umidità in eccesso nell’ambiente e la rilascia gradualmente quando questo diventa troppo asciutto. Il suo impiego consente pertanto la salubrità ed il comfort agli ambienti interni, in maniera assolutamente naturale.

Il legno va comunque associato all’utilizzo di materiale adeguati, che siano cioè isolanti e traspiranti, e quindi capaci di garantire anch’essi la “respirazione” dell’edificio e di scongiurare che l’umidità in eccesso presente all’interno trovi delle barriere che la portino a condensare.

La ventilazione

Capita spesso, soprattutto in questi ultimi anni in cui abbiamo assistito al moltiplicarsi degli interventi di manutenzione e ristrutturazione (grazie anche alle agevolazioni fiscali), di assistere a fenomeni strani: cioè intervenendo su immobili esistenti e migliorandone, sulla carta, la qualità e le prestazioni (ad esempio attraverso l’installazione del cappotto o la sostituzione dei vecchi infissi), questi iniziano a mostrare qua e là presenza di umidità e macchie di muffa, mai viste prima. Com’è possibile? La risposta è molto semplice: nell’edificio “vecchio” i materiali impiegati (solitamente si tratta di muratura) e gli infissi, magari a chiusura non proprio perfetta, consentivano in parte la fuoriuscita del vapore acqueo in eccesso, mentre gli interventi migliorativi, di fatto lo sigillano all’interno, con tutte le conseguenze che abbiamo già esposto. In questi casi è quindi importante considerare la correlazione tra tutte le variabili in gioco ed, eventualmente, valutare anche la possibilità di ricorrere a sistemi meccanici di ventilazione e di estrazione meccanica dell’aria viziata e umida presente all’interno delle abitazioni.

Un diverso tipo di ventilazione è quello che si ottiene impiegando strutture di tamponamento esterno (pareti e coperture) caratterizzate da stratigrafie che presentano intercapedini vuote al cui interno l’aria può circolare in maniera naturale. Si parla, in questi casi, di pareti e tetti ventilati: sono realizzati in legno e consentono di ottenere benefici sia dal punto di vista dell’isolamento termico che della regolazione dell’umidità. Infatti la ventilazione da un lato consente il contenimento degli scambi di calore con l’esterno e, dall’altro, permettere al vapore di uscire prima di condensare all’interno dell’edificio.

Elena Ottavi

Quando nel 2006 l’ex vicepresidente degli Stati Uniti d’America, Al Gore, realizzò il documentario “An Inconvenient Truth” (“Una scomoda verità”) sul riscaldamento globale (poi premiato, con la vittoria dell’Oscar, l’anno successivo), non poche furono le critiche che gli furono mosse per le tesi presuntamente catastrofiche esposte. Nell’intento non solo di depotenziarle, ma, spesso, anche di occultarle. Nonostante fosse stato diagnosticato scientificamente che tal fenomeno è indotto e provocato anche dalle trasformazioni antropiche degli ecosistemi e della biosfera.

In questo decennio, poi, a corroborare quelle “profezie”, sia negli Usa sia soprattutto nel Sud-Est Asiatico, diversi violenti tsunami e uragani e terremoti, oltre a provocare decine di migliaia di morti, hanno arbitrariamente ridisegnato la geografia di molti territori. E, probabilmente, solo questa inarrestabile e inedita serie di catastrofi naturali susseguitesi negli ultimi anni e nella loro progressiva intensità, ha spinto, dopo alcuni falliti tentativi, i leader politici dei 195 Paesi partecipanti alla Conferenza sul Clima di Parigi a ratificare un Patto per contenere l’aumento della temperatura entro 1,5 gradi pianificando azioni e strategie per mitigare le conseguenze irreversibili dei cambiamenti climatici. I cui effetti, soprattutto se non dovessero essere pensate e realizzate – gradualmente, ma rapidamente – politiche di mitigazione e di prevenzione, o se fossero rallentate dai nuovi equilibri geopolitici internazionali, tormenteranno sempre più le principali spazialità frequentate dall’Uomo: le città.

Perché sono le città il cuore della sfida climatica in tutto il mondo. Perché è nelle aree urbane che si produce la quota più rilevante di emissioni ed è qui che l’intensità e la frequenza di fenomeni meteorologici estremi sta determinando e rischia di determinare sempre più danni crescenti, alle persone e alle infrastrutture. Per queste ragioni, pertanto, non solo grandi capitali globali come Londra, Parigi e Sydney, ma anche polarità europee di alto prestigio come Copenaghen, Rotterdam ed Amsterdam, per il loro rapporto genetico con l’acqua, hanno deciso, già da anni, di rigenerare le proprie politiche urbanistiche orientandole alla sostenibilità per una connessione sentimentale con la natura.

L’architettura contemporanea, perciò, diventa una estensione della natura, in una relazione pacifica e non antitetica. L’esito di questo processo, ad oggi, sono le cosiddette “case anfibie”, le floating homes. Per quanto possano sembrare, tuttavia, ancora soluzioni avveniristiche o d’avanguardia, destinate ad una utenza ad oggi particolarmente ristretta e benestante, nel prossimo futuro non è escluso che questa tipologia costruttiva, con lo sviluppo ulteriore delle migliori tecnologie eco-compatibili, possa diffondersi enormemente e rivolgersi ad un pubblico più ampio. Diventando, perentoriamente, una scelta quasi obbligata per tutti quei territori – si pensi a Venezia – che potrebbero finire nel prossimo futuro, letteralmente e fisicamente, sott’acqua.

Ma come sono costruite queste “houseboats”, ossia “case galleggianti” come barche? Per una esaustiva risposta, ci affidiamo all’esperienza della società olandese “Dura Vermeer”, coordinatrice del progetto europeo “Floatec”, il cui obiettivo è quello di sviluppare abitazioni capaci di resistere alle inondazioni. Il gruppo olandese ha sviluppato un sistema che prevede l’impiego del polistirene espanso sinterizzato (EPS). Questo polistirolo modificato, molto leggero come materiale, è inserito in un multistrato tra le falde di composito e cemento creando moduli che possono essere facilmente assemblati in una struttura di sostegno sufficientemente grande, al pari dei blocchi di costruzione, su cui viene gettato successivamente il calcestruzzo. Su queste “boe”, poi, viene sistemato il volume architettonico, costruito, con modalità prefabbricata, in legno. Con questo materiale che viene sempre preferito non solo per la sua leggerezza e flessibilità, ma anche per le sue intrinseche proprietà fisiche-meccaniche che lo predispongono naturalmente a garantire il massimo comfort energetico domestico.

Un’altra esperienza virtuosa, la “WaterNest 100”, ci porta a Londra sebbene sia stata progettata dallo studio italiano di Giancarlo Zema. La costruzione, una casa di 100 mq con un diametro di 12 m e alta 4 m, è realizzata in legno ed alluminio. Può ospitare quattro persone e può produrre energia pulita sufficiente per coprire i consumi mediante i pannelli fotovoltaici presenti sulla copertura. Gli arredi interni, inoltre, sono ecologici e l’impianto di micro-ventilazione è del tipo a basso consumo. Per l’uso di materiali sostenibili, infine, l’abitazione è riciclabile fino al 98%.

A conferma, concludendo, che oggi niente è impossibile, per l’architettura, soprattutto quando ideata e realizzata in armonia con la natura e non contro di essa. E quando al centro vi è sempre il diritto dell’individuo dell’uomo a vivere in sicurezza e per una esistenza felice.

Giuseppe Milano

È, probabilmente, il fenomeno più dannoso per la nostra salute. Non solo perché invisibile, ma anche perché per decenni è stato enormemente sottovalutato nella sua complessità: stiamo parlando dell’inquinamento indoor. Questo rappresenta oggi una delle principali criticità che progettisti e operatori dell’edilizia devono interpretare ed affrontare per fornire soluzioni altamente performanti che conducano ad una sostenibile vivibilità degli ambienti confinati.

Sulla base di uno studio del 2010 dell’Ispra (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale), con l’espressione “inquinamento indoor” definiamo “la presenza nell’aria di ambienti confinati di contaminanti fisici, chimici e biologici non presenti naturalmente nell’aria esterna”. Ne consegue che sono “indoor” non solo le abitazioni, ma anche gli uffici pubblici e privati, le strutture comunitarie (ospedali, scuole, caserme, alberghi, banche), i locali destinati ad attività ricreative e sociali (cinema, bar, ristoranti, negozi, strutture sportive), i mezzi di trasporto pubblici e privati (auto, treno, aereo, nave).

Già da un ventennio la comunità scientifica internazionale si interroga su come arginare efficacemente i cambiamenti climatici, profondamente impattanti sulla nostra esistenza, anche attraverso l’alterazione dei regimi inquinanti. Nonostante ciò, l’inquinamento indoor non è ancora entrato nell’agenda delle priorità politiche, per un’analisi delle cause ed una proposta di soluzioni.

Secondo lo studio già richiamato dell’Ispra, ma anche in quelli elaborati dal 2004 dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (O.M.S.), nelle aree urbane degli Stati Uniti e di quelle europee si trascorre mediamente non meno dell’80% della giornata in ambienti chiusi, tra abitazioni, uffici e mezzi di trasporto. La percentuale aumenta al 90% per categorie come bambini, anziani o malati. Questi tassi ci consegnano una fotografia limpida della realtà contemporanea: abbiamo degli stili di vita che non prevedono la fruizione degli spazi pubblici e all’aperto in modo continuativo nel corso dell’anno. Il rischio è che sia la nostra salute che il nostro umore siano profondamente influenzati dai luoghi nei quali maggiormente consumiamo il nostro tempo.

Quali sono, quindi, i fattori di inquinamento per uno spazio confinato? Gli agenti cancerogeni, o comunque da monitorare, possono essere schematizzati nel modo seguente: le concentrazioni inquinanti provenienti dall’esterno, i materiali da costruzione e gli impianti di condizionamento, i mobili e gli arredi, gli odori generati dalla cottura dei cibi e i prodotti per la pulizia, gli animali domestici, la polvere e le muffe. Se questi elementi, singolarmente o combinati, non fossero gestiti opportunamente, anche attraverso adeguati sistemi di ventilazione e di illuminazione, potrebbero peggiorare la salubrità degli ambienti interni e incidere sulla qualità della vita.

Tra i materiali impiegati non solo per la costruzione degli edifici, fino agli inizi degli anni ’80, troviamo ad esempio l’amianto, il cui sbriciolamento in fibre facilmente inalabili ha già prodotto migliaia di morti per mesotelioma pleurico. Ed il picco, purtroppo, è previsto per il 2025, essendo questo un male con una latenza che può durare anche un ventennio. Nonostante questo, l’amianto è ancora presente in moltissime architetture residenziali ed industriali: si tratta di un tema prioritario non solo per l’ambiente, ma anche per la salute.

Particolare attenzione, avendo un’origine chimica-sintetica, la meritano poi non solo tutti i prodotti in Pvc, ma anche tutte quelle vernici o pitture realizzate con materiali non naturali con le quali andiamo a colorare le nostre abitazioni, i nostri uffici o i nostri negozi. In sintesi, i maggiori contaminanti di natura chimica sono: il monossido di carbonio (CO); il biossido di azoto (NO2); il biossido di zolfo (SO2); i composti organici volatili (VOC); la formaldeide (CH2O); il benzene (C6H6); gli idrocarburi aromatici policiclici (IPA); il particolato aerodisperso (PM10, PM2.5); i composti presenti nel fumo di tabacco ambientale e i pesticidi.

L’invito è dunque innanzitutto quello di utilizzare, per le costruzioni in particolare, prodotti naturali e non allergenici e affidabili come il legno. Sarebbe poi opportuno verificare scrupolosamente la composizione chimica-biologica-fisica di tutti quegli elementi con i quali interagiamo nelle nostre case o nei luoghi di lavoro, prediligendo quelli ad alta e garantita sostenibilità, per evitare di soffrire di asme, emicranie e anche problemi cardio-respiratori. Non dimentichiamo, infine, che ornare con piante i luoghi in cui viviamo non potrà che fare bene all’ambiente esteriore e al nostro “paesaggio interiore”. Per una qualità della vita sempre più alta e rassicurante.

 

Giuseppe Milano

La notte fra il 23 ed il 24 agosto scorso, una forte scossa di terremoto di Magnitudo 6.0 ed epicentro localizzato nell’area tra Amatrice, Accumoli ed Arquata del Tronto ha segnato l’avvio dello sciame sismico che, ad oggi, continua a far tremare, in maniera anche molto violenta, la fascia appenninica compresa tra Marche, Umbria, Lazio ed Abruzzo.

Oltre alle centinaia di abitazioni, il terremoto ha gravemente danneggiato e, in molti casi, cancellato anche decine di edifici di carattere pubblico: palazzi amministrativi, scuole, ospedali, luoghi di culto. Tra questi c’era anche la Chiesa del Cimitero di Pescara del Tronto, piccola frazione del Comune di Arquata, fra le più colpite dagli effetti del sisma. Allo scopo di dare un segnale forte di rinascita e di risollevare gli animi delle popolazioni colpite, la Diocesi di Ascoli Piceno nella persona del Vescovo, Mons. Giovanni D’Ercole, con la direzione lavori del Geom. Pier Nicola Salvi di Montegallo (AP), ha commissionato all’azienda Albertani Corporates il progetto per la realizzazione di una nuova chiesa, in legno, sostitutiva di quella distrutta ma più sicura e più resistente. Si tratta di un piccolo edificio ma di grande valore simbolico dal punto di vista delle popolazioni colpite.

Una volta ultimato e definito il progetto, i lavori per la nuova chiesa sono iniziati il 26 ottobre e si sono conclusi in soli quattro giorni: la committenza aveva infatti fissato la scadenza per la consegna dell’edificio e per la sua inaugurazione alla data del 01 novembre, festività di Tutti i Santi. Purtroppo le nuove, forti scosse del 26 e del 30 ottobre hanno peggiorato le condizioni dell’area e delle strade intorno, ora diventate zona rossa, e reso necessario il rinvio della cerimonia inaugurale. Nonostante questa difficoltà l’edificio, al momento, rappresenta una delle prime strutture in legno realizzate nella zona dopo il terremoto.

Approfondiamo l’argomento con Massimiliano Ferretti, commerciale interno dell’azienda Albertani Corporates, che ha seguito da vicino la genesi, lo sviluppo e la realizzazione del progetto.

Com’è fatto l’edificio? Ce lo descrive?

L’edificio ha una struttura ad aula molto semplice, basata su una pianta rettangolare. Il rivestimento esterno ed interno è in legno, per rispettare il contesto “montano”.

Qual è il sistema costruttivo impiegato?

È stato impiegato il sistema platform – frame producendo le pareti complete presso lo stabilimento Albertani Corporates di Ascoli Piceno. In cantiere sono stati necessari solo l’assemblaggio delle pareti l’una con l’altra ed il montaggio della copertura.

Quali materiali sono stati impiegati?

Il platform-frame è stato realizzato con travi lamellari sempre prodotte nello stabilimento di Ascoli Piceno e all’interno è stato inserito un isolante in lana di roccia ad alta densità.

La finitura delle pareti (internamente ed esternamente) è stata realizzata con doghe in legno.

La copertura ha struttura in legno lamellare e manto a finire in pannello sandwich finto coppo.

A terra, al di sopra di un cavedio opportunamente isolato, è stato posato un parquet in faggio.

Come si riesce a realizzare un edificio completo in soli quattro giorni? Qual è il “segreto”?

Sono necessarie, oltre ad una progettazione esecutiva ben fatta, capacità produttive, esperienza e maestranze specializzate sia nella produzione in stabilimento che in cantiere.

Gli stessi sistemi e tecniche sono applicabili anche per la realizzazione di edifici ad uso abitativo?

La Albertani Corporates s.p.a. realizza già dagli anni Novanta abitazioni in legno antisismiche, anche se la vera svolta c’è stata in corrispondenza del terremoto dell’Aquila nel 2009, quando l’azienda, con il Progetto C.A.S.E. della Protezione Civile, è stata la prima a realizzare edifici multipiano interamente in legno grazie al sistema XILAM prodotto nello stabilimento di Ascoli Piceno.

Con le stesse tempistiche? Mi spiego: il progetto (e quindi la realizzazione) di un’abitazione è qualcosa riguarda molte questioni: spazi più complessi, maggiori prestazioni dal punto di vista termico ed acustico, impianti e dotazioni più numerosi ed articolati, ecc. È comunque possibile realizzare una casa completa in pochi giorni? Sa dirmi quanti, circa?

Abbiamo la facoltà, grazie al nostro fornito ufficio tecnico e commerciale, di realizzare e ottimizzare la progettazione esecutiva di qualsiasi edificio. Questo, unito alla grande capacità produttiva dei nostri impianti (i sistemi XILAM e platform – frame vengono prodotti direttamente all’interno degli stabilimenti Albertani Corporates), ci permette di ottimizzare al massimo i tempi e di poter consegnare una casa completa di impianti e finiture in circa 30/40 giorni dalla consegna della piastra in calcestruzzo.

Qual è il record (tempo minimo) per la realizzazione di una casa Albertani Corporates?

Pensi che proprio tornando alla prima ricostruzione dell’Aquila nel 2009, riuscimmo a consegnare in soli sei mesi 96 appartamenti chiavi in mano, distribuiti su 9 palazzine multipiano costruite interamente in legno.

In epoca più recente, all’inizio di quest’anno, siamo stati impegnati nella costruzione, questa volta a Monaco di Baviera, di 28 appartamenti, tutti in classe A, anche questi chiavi in mano e distribuiti su sette palazzine interamente in legno. In questo caso il sistema costruttivo impiegato è stato il platform -frame, con pareti ed i solai realizzate nei nostri stabilimenti di Ascoli, Edolo e Hermsdorf, in Germania. Tutta l’operazione è durata tre mesi.

Tornando alla Chiesetta di Pescara, che cosa la rende antisismica?

Innanzitutto il legno ha delle proprietà intrinseche che lo rendono adatto alle costruzioni in zone sismiche. Le strutture in legno, se confrontate con quelle in altri sistemi costruttivi, sono molto più leggere e pertanto le sollecitazioni sismiche, essendo proporzionali alla massa, sono notevolmente inferiori.

In qualità di addetto ai lavori e di esperto del settore, consiglierebbe una casa in legno? Perché?

Io sono un grande estimatore delle case in legno e non solo perché sono un addetto ai lavori.

Una casa in legno ha tantissimi vantaggi: è assolutamente antisismica, è molto valida dal punto di vista termico e, cosa non meno importante, ha un comfort abitativo difficilmente raggiungibile con i sistemi costruttivi tradizionali.

 

Elena Ottavi

Edificare il futuro. Iniziare a costruirlo, già nel tempo presente, secondo una visione chiara per la quale deve sussistere una relazione armonica tra natura e architettura. Nella consapevolezza che a vivere da protagonisti il tempo che verrà debbano essere i bambini di oggi e che il processo di formazione è fortemente influenzato anche dal luogo nel quale esso si attua, diventa oggi fondamentale ripensare all’istituzione scolastica.

Il valore pedagogico della scuola. A quel luogo al quale tutti restiamo profondamente affezionati quando cresciamo per essere stato lo spazio in cui impariamo, oltre che a giocare e a socializzare, anche a pensare, a immaginare, a pianificare il nostro avvenire. Eppure, nonostante la sua strategica importanza, negli ultimi decenni, in tutta Italia, le scuole di ogni ordine e grado sono state un po’ trascurate dalle istituzioni politiche e oggi, nella stragrande maggioranza dei casi e prima ancora eventualmente di una rivisitazione contemporanea dell’offerta formativa, sono bisognose di interventi di manutenzione straordinaria.

Lo studio di Cittadinanzattiva. Nell’urgenza di saldare pragmaticamente l’esigenza della sicurezza con quella dell’efficienza energetica, per ambienti sempre più vivibili e funzionali. A corroborare queste tesi, pure una recente indagine conoscitiva curata da Cittadinanzattiva che fotografa nitidamente la situazione italiana. Dal rapporto si legge, infatti, “che più di una scuola su dieci ha lesioni strutturali; che un istituto scolastico su tre si trova in zone ad elevata sismicità con solo l’8% progettato secondo la normativa antisismica; che è scarsa l’attenzione agli studenti con disabilità, costretti a muoversi in spazi non adeguati; che nel 50% delle scuole mancano le palestre e nel 25% i bambini mangiano in locali inadatti; e che, infine, la prassi sembra sia quella di trasformare i cortili esterni in parcheggi”.

Il ruolo della prevenzione. In un Paese come il nostro nel quale, purtroppo, i controlli, almeno fino ad oggi, sono sempre stati successivi ad eventi tragici come terremoti e alluvioni, la prevenzione non va più solo invocata, ma anche e soprattutto realizzata. Agita con soluzioni ingegneristiche e architettoniche d’avanguardia, nell’idea di riqualificare, anche da un punto di vista energetico-funzionale e non solo statico, l’ingente patrimonio oggi distribuito nel nostro Paese e consentire alle più giovani generazioni di edificare il proprio futuro in sicurezza.

Esempi virtuosi. Nell’attesa che questa diffusa “grande opera” si completi, anche attraverso la valorizzazione degli strumenti attuativi di stampo governativo nel frattempo attivati, analizziamo alcune pratiche virtuose e alcuni esempi positivi già realizzati.

Asilo nido a Guidonia Montecelio (Roma). L’intervento, progettato da Donatella Petricca e Massimiliano Muscio con l’idea di avere una struttura energeticamente “passiva”, come si può leggere nella scheda descrittiva del nuovo istituto “prevede un asilo articolato in tre volumi, ognuno dei quali caratterizzato da una precisa funzione: volume lattanti/semi-divezzi, volume divezzi, volume dei servizi. Con gli elementi costruttivi principali (struttura portante verticale e solai di copertura) realizzati in pannelli di legno multistrato a strati incrociati Xlam, che forniscono un ottimo livello di isolamento termo/acustico e anti-sismico”. La buona tenuta dell’involucro, conseguentemente, ha consentito ai progettisti di prevedere la minima dotazione impiantistica necessaria a garantire sia in estate sia in inverno le migliori condizioni di comfort. Nello specifico, quindi, oltre all’impianto fotovoltaico e al solare termico posti sulla copertura, è stata installata una pompa di calore e un sistema di ventilazione meccanica controllata con recupero di calore. Per la realizzazione di quest’architettura eco-compatibile, inoltre, fondamentale è stato il contributo di Albertani Corporates: non solo per aver messo a disposizione la quantità di legno necessario, ma anche per aver curato in cantiere il montaggio degli elementi costruttivi per un’opera dalla grande e riconosciuta qualità ecologica.

Asilo nido a Guastalla (Reggio Emilia). In sostituzione delle scuole danneggiate dal sisma del 2012, la nuova struttura in legno, ispirata nella sua geometria dalla leggendaria favola di Carlo Collodi “Le avventure di Pinocchio” e progettata da Mario Cucinella, si propone di favorire l’interazione dei bambini con lo spazio esterno in un continuum tra dentro e fuori reso possibile dalla sagoma architettonica caratterizzata da grandi vetrate. L’asilo di Cucinella è una struttura anti-sismica ed energeticamente d’avanguardia: non solo il fotovoltaico in copertura, ma sono previsti innovativi impianti per il recupero e il riuso dell’acqua piovana, per il raffrescamento e il riscaldamento, per la ventilazione e l’illuminazione. Per un comfort e una funzionalità elevate sia per i bambini sia per i docenti.

Scuola media “Piersanti Mattarella” (Modena). Questo nuovo Istituto è stato progettato valorizzando l’orientamento per permettere l’uso della luce naturale quanto più possibile nel corso della giornata.  Al suo interno sono presenti lavoratori e aule, palestra e sala polifunzionale, impiegabile anche dai residenti del quartiere negli orari extra-scolastici per una istituzione a stretto contatto con il territorio in modo da agire anche solo il profilo sociale e culturale.

Scuola superiore “Hannah Arendt” (Bolzano). Una delle scuole ipogee più moderne del mondo. L’istituto, ampliato nel 2013 in ragione dell’esigenza di dotarlo di undici nuove aule e quattro laboratori, si trova, infatti, nel centro storico della cittadina e in un complesso architettonico sottoposto a tutela. Eppure, per l’elevata qualità progettuale prodotta attraverso soluzioni funzionali eco-compatibili, dai fruitori non sono percepiti i quattro problemi principali dati dal “vivere sottoterra”: luce, senso di claustrofobia, ventilazione e umidità.

Giuseppe Milano

Da almeno 20 anni, ossia dal sisma del 1997 che ha sconvolto l’Umbria, dopo ogni catastrofe naturale – che sia un terremoto, una frana o un’alluvione – come fosse un tormentone estivo, sentiamo ripetere il ritornello “Ora avanti con la prevenzione. Mai più morti innocenti”. Una volta asciugate le lacrime, però, almeno fino ad oggi, la commozione o l’indignazione non sono mai state sostituite da rapidi e trasparenti processi di ricostruzione. È il momento, perciò, di far diventare attraente la cultura della prevenzione: da esibire attraverso la pianificazione e l’adozione di un articolato e strategico sistema di interventi che, nella consapevolezza di non poter prevedere i terremoti, possa, il più possibile, mitigarne gli effetti e limitarne gli impatti.

Le immagini, come sempre dolorose, del terremoto che nella notte del 23 agosto scorso ha sbriciolato i piccoli borghi di Amatrice, Arquata e Pescara del Tronto, impongono, probabilmente più ai tecnici e agli operatori dell’edilizia che agli amministratori pubblici, una radicale inversione di tendenza. Una conversione etica-ecologica profonda e diffusa che imponga il paradigma della messa in sicurezza del territorio italiano. Proteggere e valorizzare il paesaggio italiano è la principale “Grande Opera” della quale oggi abbiamo, come Sistema-Paese, tremendamente bisogno.

Come creare e sperimentare la prevenzione, quindi? Agendo, da un lato, sul profilo culturale: per esempio, sostenendo la proposta, destinata al premier Renzi dal presidente nazionale della Società italiana di Geologia Ambientale (Sigea) Antonello Fiore, di destinare lo 0,001% degli investimenti per la ricostruzione ad attività di sensibilizzazione sul rischio sismico. E investendo, dall’altro lato, sulla dimensione tecnica: essendo il nostro Paese, per “la giovinezza” delle sue faglie, fortemente a rischio sismico, e ancor più per la notevole vetustà del suo ingente patrimonio edilizio, occorrerebbe comprendere che edificazioni in muratura o in cemento armato sarebbero da evitare. Per sostituirle con le ben più sicure, performanti, affidabili, costruzioni in legno. Ancor più quelle realizzate attraverso la prefabbricazione che, sospinte dall’innovazione tecnologica, oggi garantiscono, in tempi rapidi, alti standard di qualità e sostenibilità.

Assumendo le previsioni elaborate dal Consiglio Nazionale Ingegneri (CNI) – per i quali nel nostro Paese ci sarebbero 12 milioni di immobili (il 40% circa del totale, che ospita quasi 20 milioni di residenti) bisognosi di urgenti interventi antisismici per un costo complessivo di circa 93 miliardi di euro – sarebbe auspicabile, pertanto, la modifica dell’architettura normativa che oggi non favorisce e promuove la sostituzione edilizia o la riqualificazione del costruito. Con il paradosso che, negli anni, si è sostenuta, attraverso una pluralità di incentivi fiscali, la rigenerazione energetica e si è trascurata quella statica. E l’aggravante che già nel 1999, con il disegno di legge nr. 4339 (mai approvato), fu previsto l’istituto della “carta d’identità dei fabbricati”, del quale si è tornato a parlare in queste settimane.

Del resto, come si evince, inoltre, dalle Norme Tecniche delle Costruzioni del 2008 (che dovrebbero entro la fine dell’anno essere aggiornate) la criticità principale oggi risiede proprio nelle costruzioni esistenti e, particolarmente, in quelle che – per l’ordinanza del PCM 3274/2003 – sono ubicate nelle prime due aree di massima pericolosità sismica. Con una seconda criticità, poi, non proprio trascurabile: oggi, con le norme vigenti, è obbligatorio provvedere alla valutazione sismica solo degli edifici strategici, ma non lo è per tutti gli altri edifici esistenti.

Come intervenire su di essi, conseguentemente, per accrescerne la sicurezza e nella consapevolezza che per ogni tipologia costruttiva servirà un apposito approccio?

Per il consolidamento delle strutture in muratura è possibile: impiegare cerchiature o cuciture metalliche; ridurre le spinte di archi e volte; ridurre l’eccessiva deformabilità dei solai; incrementare la resistenza nei maschi murari; intervenire in fondazione e applicare giunti sismici.

Per le strutture in cemento armato, invece, è necessario provvedere prioritariamente con delle analisi preliminari che considerino la geometria dell’edificio, le caratteristiche dei materiali, le condizioni di conservazione, la destinazione d’uso. In un edificio si può agire localmente, intervenendo sul singolo elemento strutturale (pilastro, trave), oppure a livello globale. Tra gli interventi a livello locale c’è l’incremento di sezione dell’elemento strutturale e l’aumento delle armature, il confinamento con profilati metallici o il confinamento con FRP.  Si può intervenire anche sulla globalità della struttura attraverso l’inserimento di controventi metallici, l’inserimento di pareti sismo-resistenti, l’isolamento alla base e la dissipazione supplementare dell’energia.

Per le strutture in legno, da preferire per la loro flessibilità, elasticità e capacità di gestione delle oscillazioni dinamiche orizzontali dei terremoti, si può pensare a sistemi per l’irrigidimento attraverso dei sistemi controventati o sistemi di consolidamento di travi e solai. In tal senso, per esempio, potrebbero utilizzarsi sia profilati metallici da sovrapporre e ancorare alla struttura lignea, sia adesivi epossidici di media viscosità, per il riempimento dei fori realizzati nelle strutture in legno da ripristinare.

È altresì possibile utilizzare come strumenti atti alla prevenzione i dissipatori di energia o i giunti strutturali. I primi sono dispositivi che dissipano gran parte dell’energia trasmessa alla struttura durante il sisma, riducendo così le sollecitazioni negli elementi strutturali. I secondi permettono l’interruzione della continuità di un’opera.

Sarebbe raccomandabile, infine, per una corretta analisi globale e, ove fosse necessario, anche un consolidamento geotecnico, conoscere i terreni di fondazione perché non sono tutti uguali e ciascuno ha la propria resistenza meccanica, oltre ad una propria capacità di non amplificare l’accelerazione sismica.

Giuseppe Milano