L’aspetto che più colpisce nei progetti di Renzo Piano è sua la capacità di ricercare e dare, costantemente, risposte sempre nuove e sensibili alle tematiche di volta in volta affrontate. Il risultato sono opere sorprendentemente eterogenee, accomunate da una concezione di architettura integrata al contesto ed alla cultura locali ma, nello stesso tempo, proiettata verso il futuro dall’utilizzo (spesso commistionato) di materiali tradizionali e tecnologie d’avanguardia, in primis quelle rivolte alla sostenibilità. Quest’ultima costituisce una componente essenziale ed imprescindibile del progetto, con il quale nasce e si sviluppa in maniera “simbiotica”, e una delle ragioni per cui le architetture di Piano stupiscono ogni volta: inoltre le soluzioni sempre innovative che propone, derivano, solitamente, dall’applicazione di tali tecniche e tecnologie sostenibili costantemente all’avanguardia.

Ne è un esempio il progetto del nuovo quartiere Le Albere a Trento, elaborato e realizzato da Renzo Piano e dal suo studio e che ha visto la collaborazione anche di Albertani Corporates.

L’intervento interessa l’ex area industriale Michelin e, di fatto, ricostruisce un nuovo pezzo di città, estendendosi dall’antico Palazzo delle Albere fino alla sponda dell’Adige. Ha come obiettivo il recupero e la ricucitura del rapporto della zona sia con il tessuto urbano esistente (quello consolidato della città storica) sia con il contesto fluviale. Inoltre l’insediamento qui di un mix funzionale (abitazioni, uffici, spazi culturali commerciali e ricreativi, centro polifunzionale) intende restituire nuovo slancio e vitalità ad un’area che negli anni è stata via via emarginata.

L’impostazione del progetto è incentrata sulla definizione di un asse Nord-Sud, rettilineo e pedonale, che congiunge i due poli, individuati, rispettivamente, dal M.U.S.E. – Museo delle Scienze, e dal centro polifunzionale. Un secondo asse, curvo e segnato dall’acqua, sottolinea ulteriormente il collegamento tra i due edifici e, nello stesso tempo, funge da elemento di transizione tra l’area costruita e quella naturale, rappresentata dall’ampio parco (circa 5 ettari). Questo nuovo polmone verde della città e parte integrante del progetto, interessa tutta la zona Ovest e va a fondersi con il contesto naturale dell’argine dell’Adige. La presenza dell’acqua costituisce uno degli elementi caratterizzanti dell’intervento: infatti un sistema di canali attraversa tutta l’area in direzione Nord-Sud, alimentando due specchi d’acqua che circondano gli edifici pubblici e costituendo, nello stesso tempo, una riserva idrica utilizzabile a fini di irrigazione ed antincendio.

Gli altri edifici, 18 palazzine per un totale di circa 350 unità abitative, si concentrano ad Est: presentano tipologia prevalentemente in linea o a corte, con tagli orizzontali che consentono alla vista di spaziare dalla strada ai giardini condominiali, ed altezze massime che non superano i quattro o cinque piani per mantenere il rapporto con la scala della città storica. Ciascuna unità dispone inoltre di una quota di verde privato, consistente in un piccolo giardino o in un loggiato. Al di sotto delle abitazioni è stato realizzato un grande parcheggio sotterraneo per circa 2000 posti auto.

Dal punto di vista architettonico gli edifici sono stati realizzati prevalentemente in legno, con l’impiego di spessori importanti di isolamento termico allo scopo di garantire l’efficienza energetica passiva dell’involucro. Le facciate sono state ottenute attraverso l’utilizzo di moduli di legno da 3,75 m, in cui si inseriscono i sistemi di logge e finestre che si adattano a seconda delle diverse funzioni interne.

L’uso di questo materiale, oltre a costituire la cifra stilistica dell’intervento, risponde anche ad esigenze “etiche”. Lo stesso Renzo Piano lo descrive nel modo seguente: “Tutto il progetto è concepito e realizzato per risparmiare energia ed essere ragionevoli e sostenibili sul piano della gestione, perché l’ispirazione di base su cui si apre questo nuovo secolo per un architetto è capire che la fragilità della Terra non va soltanto difesa facendo economia, ma anche andando a cercare quali sono le espressioni architettoniche migliori. Usare il legno è già di per sé un’attività intelligente, non solo perché siamo a Trento, ma perché è un materiale nobile, antico, è un materiale che viene dalle foreste, e le foreste si rinnovano, per cui di fatto è energia rinnovabile oltre che perfettamente riciclabile”.

Marciapiedi e percorsi sono invece identificati dall’uso di pietra tradizionale, nelle due varianti di verdello e rosso Trento, presente anche nel centro storico: essa riveste inoltre i muri dei piani terra, i corpi scala e le facciate opache degli edifici pubblici, stabilendo, in questo modo, un sistema gerarchico di spazi e funzioni.

Le coperture in zinco assicurano continuità visiva al complesso e prevedono particolari accorgimenti studiati allo scopo di limitare la visibilità di prese d’aria e camini: su di esse sono stati installati pannelli fotovoltaici che, insieme ad otto sonde geotermiche, assicurano il funzionamento delle pompe di calore per il riscaldamento invernale ed il raffrescamento estivo.

Tutti gli edifici residenziali hanno ricevuto il riconoscimento Casa Clima livello B, mentre il progetto è risultato uno dei vincitori dei Casa Clima Awards 2013; al MUSE è stato inoltre attribuita la certificazione LEED Gold.

Quest’ultimo edificio segnala e caratterizza con la sua presenza il polo Nord dell’area, richiamando grazie ad un profilo fortemente riconoscibile, le vette delle montagne circostanti. Costituisce, insieme al resto dell’intervento, un eccellente esempio di progettazione attenta alla sostenibilità ed all’efficienza energetica. Come le altre strutture, anch’esso è stato realizzato in materiali scelti in base a criteri di rinnovabilità e reperibilità locale, cioè legno (strutture), pietra verdello e bambù (pavimentazione delle aree espositive).

Dal punto di vista energetico è quasi esasperato il ricorso alle energie rinnovabili: celle fotovoltaiche, pannelli solari e sonde a scambio termico consentono di sfruttare l’energia solare e geotermica, mentre serbatoi per il recupero dell’acqua piovana, pannelli radianti a pavimento e lucernai domotizzati garantiscono risparmio d’acqua, riscaldamento ottimale, ventilazione e illuminazione naturali.

Elena Ottavi

About Elena Ottavi

Nasce a Senigallia, sul mare delle Marche, nel 1986. Per amore della Matematica, delle Scienze e dell'esattezza dei numeri frequenta il Liceo Scientifico alla ricerca della soluzione dell'equazione che dovrà condurla verso il futuro. Strada facendo si innamora dell'Arte e della sua Storia, per cui decide di iscriversi alla Facoltà di Architettura per intraprendere un percorso che le garantisca di mantenere uno sguardo a 360° sul mondo. Si appassiona ed approfondisce in particolar modo gli studi di Urbanistica e, nel 2011, consegue la Laurea a pieni voti con una tesi intitolata "Spazi urbani in rete. Piano di riqualificazione delle attrezzature pubbliche e per il turismo per la rigenerazione urbana di Bellaria" (pubblicata all'interno di "Milano Marittima 100. Paesaggi e architetture per il turismo balneare", a cura di Valentina Orioli, Bruno Mondadori, Lodi, 2012). Sensibile ed interessata soprattutto alle questioni legate al recupero urbano, alla tutela del territorio e del patrimonio architettonico-artistico-paesaggistico ed alla progettazione sostenibile, opera come architetto free-lance e collabora ai blog di alcune aziende attente alle medesime tematiche. Sogna di poter viaggiare alla scoperta del mondo e dei luoghi in cui la buona Architettura ha saputo (e saprà) dare vita a spazi urbani vivi e sostenibili, sotto tutti i punti di vista. E, ovviamente, di progettarli!

Commenti

commenti