Tra i pregiudizi più diffusi e difficili da sradicare tra quelli che solitamente accompagnano il concetto di casa in legno, troviamo, senza ombra di dubbio, la concezione comune che la vede fatta interamente ed esclusivamente di legno. La si immagina secondo parametri estetici spesso lontani e discordanti con il paesaggio urbano delle nostre città e periferie e la si associa a contesti che rimandano ad ambienti alpini o, comunque, nordici.

Tuttavia la questione è decisamente diversa. Infatti lo studio e l’approfondimento delle tecniche e delle tecnologie costruttive da impiegare nella realizzazione delle case e degli edifici in legno hanno portato le aziende operanti nel settore, tra cui Albertani Corporates, a mettere a punto, ed a perfezionare sempre più, una serie di sistemi costruttivi in grado di fornire risposta alle diverse esigenze. Si suddividono principalmente in due categorie, sistemi costruttivi di tipo massiccio (X-lam e Blockhaus) e di tipo leggero (sistemi a telaio), e si distinguono, in primo luogo, per la tipologia di struttura con cui sono realizzate le pareti.

Oggi, in Italia, sono soprattutto i sistemi X-lam e quelli a telaio a ripartirsi le quote di maggioranza del mercato delle costruzioni in legno. I primi consistono nell’assemblaggio di pannelli massicci ottenuti dalla sovrapposizione di strati di legno incrociati ed incollati, e collegati tra loro grazie a giunti a coda di rondine o per mezzo di elementi di connessione metallici (viti, ganci, squadre). Il numero degli strati, tre al minimo, deve essere sempre dispari ed è direttamente proporzionale alle capacità statiche e di stabilità del pannello stesso.

I pannelli X-lam costituiscono elementi portanti di superficie e possono quindi essere impiegati per la realizzazione di pareti interne ed esterne e per i solai di interpiano o di copertura: i solai di base (possibilmente areati), solitamente vengono realizzati in calcestruzzo, sia per garantire il completo appoggio a tutte le componenti della struttura per la loro intera lunghezza, sia per impedire scambi di qualunque genere (aria, rumore) con l’ambiente sottostante.

L’X-lam costituisce un sistema in grado di garantire estrema versatilità sotto il profilo costruttivo perchè, oltre ad assicurare ottime prestazioni di carico e stabilità, si integra facilmente con gli altri materiali. Questo costituisce un notevole valore aggiunto anche dal punto di vista estetico, dal momento che i pannelli possono essere lasciati a vista oppure intonacati o rivestiti da qualsiasi altro materiale. Sul lato interno, solitamente, vengono rivestiti da un primo strato in cemento-legno, che consente l’alloggiamento di cavedi per il passaggio degli impianti, e da un secondo di finitura in cartongesso; all’esterno vengono invece collocati l’isolamento a cappotto, adeguatamente dimensionato, e successivamente il rivestimento.

Il fatto che lo strato isolante sia posto esternamente rispetto alla struttura, porta con sè il duplice vantaggio di garantire, da un lato, l’assenza di ponti termici e, dall’altro, di aumentare la massa (e quindi anche la resistenza termica) del pacchetto.

A questi aspetti si aggiungono inoltre il notevole risparmio di tempo e risorse che si ottiene in virtù del fatto che i pannelli arrivano in cantiere già dimensionati, sagomati e pronti ad essere posti direttamente in opera: i vari elementi costruttivi, pareti o solai, possono infatti essere prodotti all’interno degli stabilimenti sulla base delle indicazioni di progetto e poi montati e collegati in maniera semplice e veloce attraverso connessioni standardizzate.

Il sistema X-lam probabilmente rappresenta, ad oggi, la naturale evoluzione dell’altro sistema costruttivo di tipo massiccio: il cosiddetto Blockhaus (o Blockbau). Quest’ultimo consente la realizzazione di edifici a setti portanti ottenuti dalla sovrapposizione di elementi lineari disposti orizzontalmente (in origine erano tronchi di albero) e collegati agli angoli mediante nodi a vista del tipo maschio-femmina o a coda di rondine e spesso rinforzati da elementi metallici. Questo sistema viene solitamente impiegato nei casi in cui il legno e la sua orditura devono rimanere a vista: tale aspetto, tuttavia, vincola la collocazione dello strato isolante, il quale, non potendo essere esterno, va posto all’interno ma con il rischio di generare ponti termici. In alternativa esso può essere comunque applicato all’esterno e poi rivestito, ma in questo modo perdono valore le caratteristiche proprie del sistema.

Ulteriori aspetti che hanno frenato la diffusione del sistema Blockhaus, sono rappresentati dal fatto che i singoli elementi orizzontali sono sottoposti a sollecitazioni di compressione nella direzione ortogonale alle fibre, alla quale il legno risulta meno resistente, dalla bassa resistenza sismica e dalle spesso importanti deformazioni da ritiro.

Infine vi sono i sistemi a telaio, anch’essi ampiamente diffusi ed utilizzati: si tratta di sistemi di tipo leggero, derivanti dagli antichi Platform-frame e Balloon-frame, che consistono, appunto, in telai costituiti da listelli (montanti verticali e correnti orizzontali) tamponati ai lati ed irrigiditi da pannelli tipo OSB, MDF o simili.

Il vantaggio principale di questo tipo di struttura si individua nella presenza di un elevato numero di elementi che garantisce, in caso di crisi o cedimento di uno di essi, l’azione compensativa di quelli vicini. Come per l’X-lam, anche in questo caso vi è massima libertà dal punto di vista della finitura delle pareti, che possono essere lasciate con legno a vista, intonacate o rivestite da altri materiali. E anche per i sistemi intelaiati vi è, inoltre, la possibilità della prefabbricazione: essi possono infatti essere realizzati in opera oppure venire prodotti in stabilimento e poi essere trasportati in cantiere per il solo assemblaggio.

Un aspetto spesso oggetto di discussione è quello dell’isolamento, che, in questa tipologia di sistema, si trova tra i montanti e risulta integrato all’interno della struttura: questo, se da un lato potrebbe consentire la riduzione dello spessore dei pacchetti, dall’altro genera discontinuità e ponti termici che rendono comunque necessario il collocamento all’esterno di un ulteriore strato di coibentazione.

 

Elena Ottavi