L’architettura delle chiese solitamente richiama ai nostri occhi le immagini dei grandiosi e monumentali edifici in pietra che, a partire dal Medioevo, hanno cominciato ad abbellire le città europee ed a diventarne centri politici, economici e culturali. In proporzione alla quantità di potere che una chiesa e la comunità ad essa riferita detenevano, crescevano anche le dimensioni dell’edificio, la preziosità dei materiali impiegati, la fama degli artisti e delle maestranze chiamate a partecipare al cantiere.

Ci sono tuttavia alcune aree dell’Europa che ospitano chiese “diverse” e la cui architettura si discosta dall’immagine tradizionale che noi ne abbiamo: si tratta delle chiese in legno che caratterizzano il paesaggio dell’entroterra norvegese e della regione dei Carpazi (soprattutto nel Sud della Polonia e in Slovacchia). Le prime sono dette stavkirke ed hanno fatto la loro comparsa a partire dal periodo intorno all’anno 1000 d.C. circa: delle oltre mille che sono state documentate nel corso della storia, sono solo 28 quelle giunte intatte fino a noi. Si caratterizzano per un’accentuata spinta verticale, derivante dall’impiego di strutture basate su sistemi di pali portanti (detti “stav”) posti agli angoli della pianta e rinforzati da zoccoli in pietra. Si caratterizzano inoltre per la presenza di gallerie esterne e di elementi decorativi in legno. Molto probabilmente si tratta di architetture di origine pagana, successivamente convertite in chiese cristiane, come testimoniato dalle cornici e dagli intarsi con motivi di matrice vichinga, runica e mitologica.

La stavkirke più antica, la Urnes stavkirke, si trova a Luster ed è stata classificata anche come uno dei siti UNESCO Patrimonio dell’Umanità; quella più grande è invece situata a Notodden ed è nota come Heddal stavkirke.

Anche l’Europa Orientale, soprattutto nelle regioni della Polonia meridionale e della Slovacchia, ospita numerose testimonianze di chiese in legno adibite al culto cristiano, protestante e greco-ortodosso. Si tratta di architetture che riflettono fortemente l’influenza della tradizione romana e di quella bizantina e che esprimono, nello stesso tempo un legame molto forte con il territorio che le ospita. Sono realizzate con il legno locale dei monti Carpazi, abete, pino e larice soprattutto, secondo la tecnica, cosiddetta, horizontal log technique o con sistemi a travi intrecciate. Anche in questo caso sono numerose quelle incluse tra i siti UNESCO Patrimonio dell’Umanità.

Ma cosa succede nelle città contemporanee? Quali possibilità ed opportunità offre, alla tipologia architettonica dell’edificio chiesa, l’impiego del legno e, soprattutto, del legno lamellare?

I vantaggi che questo materiale porta con sè sono numerosi, sia sotto il profilo estetico – architettonico che per le prestazioni: alla bellezza del materiale si accompagnano infatti le ottime qualità di isolamento termico ed acustico e di resistenza anti-sismica ed anti-incendio, gli aspetti della sostenibilità e della riciclabilità, e, non meno importanti, le potenzialità dal punto di vista strutturale.

Gli esempi di edifici destinati al culto realizzati impiegando il legno lamellare, sono innumerevoli e non solo all’estero: alcune di tali essi hanno visto la partecipazione, in fase costruttiva, anche dell’azienda Albertani. Tra queste vi sono il complesso religioso di Santa Maria Theotokos, nel comune di Incisa in Valdarno, a circa 20 km da Firenze, nella Diocesi di Fiesole, e la chiesa di San Bartolomeo ad Almenno, in provincia di Bergamo. Il primo risulta caratterizzato da un impianto di forma triangolare, che richiama il concetto della Trinità, e su cui si innesta una copertura a vela con struttura in legno lamellare rivestita all’esterno da un manto in rame. Presenta una doppia curvatura e, protendendosi verso l’alto, simboleggia l’idea della divinità che dal cielo scende fino in terra per essere vicina alle sue creature. Il secondo colpisce invece per una copertura costituita da travi in legno lamellare perfettamente orizzontali e raccordate da grandi vetrate trasparenti: queste ultime rendono la luce protagonista dell’architettura, oltre che guida e strumento di elevazione per i fedeli. L’ingresso è preceduto da un ampio portico a forma di “T” con struttura a capanna, anch’essa in legno lamellare ed anch’essa protetta da ampie vetrate: questo spazio definisce una sorta di sagrato coperto in cui esterno ed interno si incontrano.

In tali contesti, quindi, l’impiego del legno lamellare, da un lato consente di realizzare strutture ed architetture in grado di superare le normali prestazioni consentite dalle “tecniche tradizionali”, e dall’altro ben si adatta alle esigenze espressive e comunicative che richiedono gli edifici destinati a diventare luoghi di culto.

Elena Ottavi