Fino a qualche decennio fa l’architettura delle cantine e delle aziende vinicole era disegnata quasi esclusivamente in funzione dei criteri pratico-funzionali e dei requisiti imposti dalle attività e dai processi cui erano destinate, come umidità, illuminazione e temperatura interne. Tuttavia spesso ne risultavano strutture che mancavano di una propria identità e di elementi che le caratterizzassero al di là di come semplici luoghi per la produzione e conservazione del vino.

Negli ultimi anni invece l’affinamento dei processi di vinificazione e la disponibilità di tecniche e materiali all’avanguardia, oltre all’aumento del numero di foodies e degli amanti-esperti dei prodotti enogastronomici, ha impresso una forte accelerazione alla crescita ed allo sviluppo sia del settore enologico sia di quello turistico legato al vino, in Italia e in tutto il mondo.

Lo dimostrano il moltiplicarsi ed il sempre crescente successo di eventi come Cantine Aperte e Vinitaly, l’aumento del numero dei corsi (e di iscritti a tali corsi) dedicati all’avvicinamento al vino ed alla sua degustazione, il proliferare di quello che viene ormai comunemente definito enoturismo.

L’architettura come identità

Tutto ciò ha generato un cambio di passo anche nell’ambito della concezione e della progettazione delle cantine e delle aziende ad esse connesse, non più riducibili a semplici luoghi di trasformazione e conservazione, ma realtà sempre più complesse destinate ad ospitare sia le attività viti-vinicole tradizionali, sia quelle relative alla ricerca, alla sperimentazione, all’accoglienza e, soprattutto, alla promozione del territorio e dei propri prodotti.

In questo modo prende forma e si rafforza l’esigenza per i marchi e le aziende del settore di ridefinire il proprio ruolo e la propria immagine, i quali devono sempre più strettamente lavorare a specifiche strategie di marketing e legarsi ad un’identità commerciale in cui vino e territorio costituiscono componenti inscindibili di un unico prodotto.

Per questo numerose aziende in Italia e nel mondo hanno scelto di riqualificarsi e rilanciarsi a partire dal design per attirare consumatori e visitatori, commissionando ai nomi illustri dell’architettura internazionale il restyling o l’ampliamento delle proprie strutture o la realizzazione di nuovi edifici e complessi produttivi: Botta, Calatrava, Siza, Moneo, Herzog & De Meuron, Aulenti, Piano, Gehry, solo per citarne alcuni.

Ma progettare una cantina è tutt’altro che semplice: oltre alla comunicazione dei contenuti e dei valori del territorio e dell’azienda, vi sono infatti anche le esigenze tecnico-funzionali legate ai procedimenti produttivi e la definizione di relazioni paesaggistiche con il contesto in cui si progetta. Per cui all’architettura spetta un compito oneroso mentre il progettista, dal suo canto, si trova di fronte ad un processo estremamente articolato: la ricerca del design e del valore estetico devono infatti confrontarsi e dialogare anche con la complessità dei cicli produttivi e con i rigidi requisiti che questi impongono dal punto di vista di luce, esposizione, temperatura, dimensioni, umidità, ecc.

Una delle strade privilegiate per dare risposta a queste richieste, è quella che passa attraverso scelte sostenibili, come il ricorso alla bioedilizia, l’uso di fonti energetiche rinnovabili, l’impiego di materiali riciclati o riciclabili (legno, sughero, pisè, terra cruda, ecc.), lo sfruttamento di acque di recupero.

Il legno nell’architettura delle cantine

Quando si parla di sostenibilità, non si può fare a meno di citare il legno, il materiale sostenibile per eccellenza. Vediamo dunque alcuni esempi di come questa nobile materia è stata recentemente impiegata per realizzare architetture destinate ad ospitare cantine ed aziende vinicole.

Bodegas Ysios, Laguardia (Spagna), 2001. Opera dell’architetto – ingegnere spagnolo Santiago Calatrava, sembra adagiata nel paesaggio come un’onda in un mare di vigneti e si caratterizza per il trattamento volumetrico di pareti e copertura. Questa si configura come una superficie rigata dall’andamento sinusoidale, in cui concavità e convessità si alternano con continuità: è ottenuta attraverso la giustapposizione di travi rettilinee in legno lamellare diversamente ruotate intorno all’asse ed è rivestita da pannelli in alluminio. Alla sua realizzazione ha collaborato anche Albertani Corporates.

E’ in legno (di cedro) anche il rivestimento della facciata meridionale, con dichiarato intento di evocare l’immagine delle barriques di vino.

Cantina Marchesi Antinori, San Casciano Val Di Pesa (Firenze), 2012. Il progetto del gruppo Archea Associati guidati da Marco Casamonti presuppone, “attraverso l’architettura, la valorizzazione del paesaggio e del territorio circostante quale espressione della valenza culturale e sociale dei luoghi di produzione del vino”. L’edificio si fonde letteralmente con il territorio: la copertura definisce un nuovo piano di campagna che segue il pendio naturale ed è coltivato a vigneto. La terra, l’elemento naturale, è ciò che costituisce l’involucro dell’architettura: cotto, legno e cortèn completano il quadro dei materiali e la tavola cromatica sui toni del marrone-rosso che contraddistingue l’edificio.

Cantina Le Mortelle, Castiglione della Pescaia (Grosseto), 2010. Anche in questo caso si tratta di una delle cantine di proprietà della Famiglia Antinori e anche qui, così come per la precedente, si tratta di una struttura prevalentemente ipogea così da meglio coniugarsi con il ciclo di vinificazione. Il risultato è un’architettura di forma cilindrica a pianta centrale, con pilastri disposti radialmente e copertura a cupola ribassata con struttura in legno lamellare e finitura a verde pensile. Fulcro dello spazio è una monumentale scala elicoidale in acciaio e legno che si sviluppa all’interno del pozzo luce centrale. Il progetto è dello studio Hydea.

Rifugio del Vino – Cantina Les Crêtes, Aymavilles (Aosta). L’Arch. Domenico Mazza reinterpreta la tipologia del rifugio alpino per definire il nuovo edificio destinato all’accoglienza, realizzato accanto alla cantina storica. E’ costituito da una serie di volumi inclinati, che nella forma sembrano alludere e richiamare alle montagne circostanti e collegati da percorsi di visita. Hanno struttura in legno lamellare, pareti vetrate e copertura in lamiera.

Cantina Nals Margreid, Nalles (Bolzano), 2011. Il progetto dello Studio Markus Scherer Archtekt riguarda l’ampliamento della preesistente cantina: consiste nella realizzazione di una nuova barriccaia, interamente in legno, di uno spazio per lo scarico e la vinificazione dell’uva e di una cantina interrata.

Chateau Cheval Blanc Winery, Saint – Emilion (Francia), 2011. Il progetto consiste nell’ampliamento della preesistente struttura. Opera dell’Architetto Christian de Portzamparc, Pritzker Prize 1994, si sviluppa su due livelli, di cui uno interrato. L’architettura prende forma in un’enorme vela di cemento bianco che sembra adagiarsi sui vicini vigneti disegnando una sorta di collina artificiale sopraelevata. Al di sotto volumi vuoti si alternano ad altri in vetro e legno.

Cantina La Brunella, Castiglione Falletto (Cuneo), 2006. L’Arch. Guido Boroli ha progettato questo nuovo edificio, sorto accanto alla cascina storica, ma esclusivamente dedicato alla produzione, invecchiamento ed affinamento del Nebbiolo da Barolo. La chiave di lettura di questa architettura è la reinterpretazione in senso moderno di forme locali: edificio con struttura tradizionale a due falde (capriate in pino lamellare con doppia catena in acciaio) con pareti esterne rivestite da doghe in legno di rovere massello derivati da vecchi barriques.

Cantina Alois Lageder, Magré (Bolzano), 1995. L’edificio, opera degli architetti Abram & Schnabel, costituisce la perfetta sintesi di sostenibilità e sviluppo tecnologico: è realizzato interamente in legno e vetro e presenta una grande, larga rampa che raggiunge la copertura.

Elena Ottavi