Sempre più statistiche e studi di settore lo confermano. L’edilizia green, negli ultimi anni e anche rispetto a quella tradizionale con ancora molti operatori della filiera che stanno facendo fatica ad innovare i loro processi produttivi, non solo sta continuando ad attraversare una entusiasmante “primavera”, ma sta accompagnando, perentoriamente, nel futuro l’intera industria delle costruzioni, da sempre particolarmente energivora e corresponsabile dei tassi di inquinamento che rivelano la rapidità di avvelenamento delle nostre città.

L’edilizia sostenibile, se ci si limitasse ad analizzare le stime dei nuovi green jobs, sta producendo, nel panorama internazionale e, quindi, anche nel nostro Paese, sia centinaia di migliaia di nuovi occupati (oltre 350mila negli ultimi 4 anni) sia, soprattutto, per benefici economici ed ambientali sistemici e di prospettiva, progressi strutturali nell’ambito delle tecnologie e dei materiali naturali impiegati per rendere le nostre città più vivibili e accoglienti e per conseguire, tra le altre cose, anche gli Obiettivi di Sostenibilità indicati dalle Nazioni Unite e che andrebbero raggiunti entro il 2030.

La più importante innovazione tecnica-tecnologica in ambito statico-architettonico, nell’ultimo decennio – anche nell’idea di spingere sempre più il paradigma della rigenerazione urbana e di contrastare, contestualmente, il fenomeno del consumo di suolo – è indubbiamente rappresentata dai grattacieli in legno, del quale, sul blog di Albertani Corporates, ci siamo già occupati e dei quali torniamo ad occuparci non solo in ragione di alcune recenti progettazioni o realizzazioni degne di nota, ma anche per l’indispensabile necessità di sottolineare ancora come il protagonista indiscusso di questo ultimo decennio sia il legno e come esso sia ormai universalmente riconosciuto come “il materiale per le costruzioni del XXI secolo”.

Il legno, infatti, oltre ad essere una essenza naturale rinnovabile e riciclabile che non trasferisce in atmosfera emissioni, come nel caso del calcestruzzo, ha innumerevoli proprietà fisiche e meccaniche, oltre ai suoi innumerevoli pregi estetici e virtù funzionali. Se da un lato, il legno garantisce ottime performance energetiche, più che rassicuranti prestazioni antisismiche e una migliore tenuta al fuoco, anche più dell’acciaio; dall’altro, oltre ad una sua intrinseca eleganza multi-applicativa dettata dalla sua versatilità, consente realizzazioni in tempi più rapidi e a costi certificati attraverso i sempre più accurati processi di industrializzazione.

La prefabbricazione, in particolare, vive in questi ultimi anni una stagione di grande evoluzione nella quale le sperimentazioni tecnologiche, per esempio sul Cross Laminated Timber (sovrapposizione di più strati di legno massiccio, incollati tra loro secondo specifiche angolazioni delle fibre), e le ibridazioni materiche (per esempio tra il legno ed altri materiali), stanno spingendo la filiera del legno verso inediti risultati qualitativi e quantitativi, nei dettami più rigorosi della sostenibilità ambientale e sociale.

Ma quali sono gli ultimi progetti che rischiano di innescare “la rivoluzione verticale” nelle nostre città italiane ed europee, oltre che nelle più grandi metropoli globali?

Giappone. Nella capitale Tokyo, se mai sarà realizzato entro il 2041 nel rispetto delle severissime norme antisismiche in vigore nel paese del Sol Levante, sorgerà il wood building più alto mai costruito: 350 metri, per 70 piani. Il monumentale edificio ribattezzato W350, al 90% in legno e al 10% in acciaio, presenterà una balconata che lo cingerà completamente lungo tutti e quattro i lati. Per realizzarlo su una superficie complessiva della base di 6500 mq, secondo le stime ad oggi disponibili, occorreranno quasi 185mila metri cubi di legname.

Canada. In attesa della realizzazione nipponica, il Premio Pritzker Shigeru Ban, nella città di Vancouver, ha firmato il progetto del grattacielo Terrace House, ad oggi l’edificio in legno più alto del mondo con i suoi 71 metri distribuiti su 19 piani. La torre, nata dalla capacità dell’architetto giapponese di sperimentare geometrie e materiali per risultati inattesi e sorprendenti, si configurerà, perciò, come una delle costruzioni più innovative del mondo. La sua modernità, nello specifico, deriverà dall’uso di sofisticati sistemi di domotica e per il raffrescamento/riscaldamento per il raggiungimento dei più alti standard di benessere indoor. Da un punto di vista architettonico, invece, Ban ha optato per forme triangolari e materiali naturali, facendosi ispirare dal contiguo e storico edificio del 1971 di Arthur Erickson con il quale, attraverso delle terrazze, ha voluto creare un collegamento. Per l’intelaiatura, infine, oltre al legno locale, sono stati impiegati sia l’acciaio sia il calcestruzzo. Sempre a Vancouver, inoltre, l’architetto Michael Green ha progettato le due torri, alte trenta metri, del “Tall Wood Buildings”.

Francia. L’architetto francese Jean-Paul Viguier ha vinto il concorso per un edificio a destinazione mista (residenze e uffici) a Bordeaux, costituito da tre torri in legno, la più alta delle quali – la Torre Hyperion – raggiungerà i 57 metri. L’edificio, la cui consegna prevista è per il 2020, sarà realizzato con strutture prefabbricate utilizzando pannelli massicci di legno laminato che, secondo l’architetto, consentiranno alle famiglie di intervenire con facilità per adeguare le abitazioni al cambiare delle esigenze di vita.

Italia. A Jesolo, per l’estate 2019 se le previsioni saranno confermate, in queste “olimpiadi della verticalità” partecipate dai migliori architetti esperti della materia, sarà pronto il più grande grattacielo in legno d’Europa, il “Cross Lam Tower”. L’intervento, progettato da Simone Gobbo, Alberto Mottola e Davide De Marchi – vincitori nel 2015 del premio Young Italian Architects – ha previsto un investimento di oltre 10 milioni di euro per questo edificio che si svilupperà per 12 piani. La torre, che sarà realizzata secondo gli standard più evoluti della bioedilizia, punta sul mixité funzionale e su alte performance di efficienza energetica, oltre che di benessere indoor.

About Giuseppe Milano

Una spiccata sensibilità verso i temi della cura e della tutela del paesaggio, dell’architettura sostenibile e bioclimatica. Una laurea in Ingegneria edile – Architettura conseguita al Politecnico di Bari con una tesi in Gestione Urbana sul consumo di suolo e il dissesto idrogeologico. Lui è Giuseppe Milano, appassionato di sostenibilità e architettura, di fonti di energia rinnovabili e di materiali naturali o innovativi. Tra questi, in particolare, predilige il legno o il bamboo. Da agosto 2016 è, infine, esperto jr. Casaclima.

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