Il Ministro dell’Ambiente, Sergio Costa, lo ha detto chiaramente: non possiamo più permetterci di sprecare il suolo e consumarne ancora grandi quantità, sottraendo superfici all’agricoltura, per realizzare nuove infrastrutture viarie o poli industriali e artigianali, spesso di dubbia utilità.

L’invito, rivolto soprattutto agli amministratori locali, ma anche ad imprenditori ed operatori della filiera delle costruzioni, è netto: bisogna puntare ed investire sulla rigenerazione urbana e territoriale, secondo un approccio integrato ed interscalare, che restituisca vitalità ed inclusività alle città.

Agire nella rigenerazione urbana, dunque, non significa – come pur sta avvenendo impropriamente in alcuni casi – andare a sigillare le aree interstiziali presenti nel tessuto consolidato che, anzi, andrebbero lasciate libere per favorire il regolare deflusso delle acque meteoriche.

Credere e scommettere nella rigenerazione urbana significa voler innestare sul territorio semi di innovazione sociale e di partecipazione transgenerazionale i cui frutti possano incidere sul nuovo metabolismo urbano: prima che un insieme di progetti, la rigenerazione urbana è un processo progressivo di co-creazione dal basso che potrebbe produrre scelte decisionali diverse da quelle attese in origine e che dovrebbero spingere alla riqualificazione architettonica ed energetica, oltre che alla rifunzionalizzazione per una più adeguata valorizzazione, dell’immenso patrimonio edilizio esistente nel nostro Paese.

Tali trasformazioni, poi, risulterebbero ancora più accattivanti ed intriganti, e iniziano ad esserci una pluralità di esperienze che confermano la bontà della direzione intrapresa, se realizzate con materiali naturali e riciclabili. Nell’esigenza non solo di applicare il paradigma dell’economia circolare alla città e alle pratiche urbanistiche, ma di provare a saldare armonicamente i principi dell’architettura, della cultura e della natura.

Alcune tra le più importanti operazioni di rigenerazione urbana sostenibile, da un punto di vista meramente applicativo, oggi prevedono l’uso del legno – con la giusta essenza individuata anche in ragione del contesto e, spesso, anche dell’effetto cromatico desiderato – in aggiunta al quale si considerano la canapa, il sughero, la lana di pecora. La crescita dei materiali naturali, esito di una sempre più profonda e diffusa consapevolezza che le risorse ambientali siano limitate e che occorra difendere la biosfera non avvelenandola più con i prodotti e gli scarti dell’economia fossile, è dovuta anche alla volontà di sempre più utenti di vivere in case o di agire in strutture salubri, dal riconoscibile benessere indoor per le certificate condizioni termo-igrometriche.

Una delle esperienze più innovative, in tal senso, si è avuta a Bisceglie, in provincia di Bari. In un’area contaminata dall’amianto e a ridosso della stazione ferroviaria, dopo le opportune operazioni di bonifica e di demolizione degli organismi edilizi fatiscenti, sono nate le Case di Luce.

Si chiama così l’edificio, progettato dagli architetti di Pedone Studio che – premiato nel 2016, durante la Cop 22 di Marrakech, con il Green Building Construction Award – si propone di diventare un modello replicabile ovunque, soprattutto nel clima mediterraneo (nel quale è peculiare il fabbisogno di un raffrescamento estivo adeguato), per il sistema tecnologico impiegato.

Tale green building, infatti, opportunamente ideato nel rispetto dei più rigorosi criteri dell’architettura bioclimatica, oltre alla scelta del legno, ha il suo punto di forza nel biomattone Natural Beton, certificato Leed: ossia in un mattone realizzato con canapa e calce che consente la notevole traspirabilità delle pareti e concorre all’elevato benessere indoor degli ambienti domestici. L’impiego di materiali naturali, unito ai migliori dispositivi per assicurare una alta e performante efficienza energetica, ha ridotto al minimo l’uso degli impianti, tra i quali riconosciamo quelli per la produzione di energia rinnovabile da fotovoltaico e di acqua calda sanitaria e la ventilazione meccanica controllata per il ricircolo dell’aria, nel rispetto della normativa vigente.

About Giuseppe Milano

Una spiccata sensibilità verso i temi della cura e della tutela del paesaggio, dell’architettura sostenibile e bioclimatica. Una laurea in Ingegneria edile – Architettura conseguita al Politecnico di Bari con una tesi in Gestione Urbana sul consumo di suolo e il dissesto idrogeologico. Lui è Giuseppe Milano, appassionato di sostenibilità e architettura, di fonti di energia rinnovabili e di materiali naturali o innovativi. Tra questi, in particolare, predilige il legno o il bamboo. Da agosto 2016 è, infine, esperto jr. Casaclima.

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