Le città occupano solo il 2% della superficie globale, ma per il loro sostentamento impiegano i tre quarti delle risorse disponibili, con un bilancio socio-ambientale che potrebbe peggiorare entro il 2050, quando oltre il 70% della popolazione mondiale vivrà negli spazi antropizzati per definizione. È fondamentale, quindi, agire già da oggi per mitigare gli effetti e gli impatti di tutte quelle attività umane o processi industriali ad alto consumo energetico – come l’edilizia o l’architettura – e ad alto rischio climatico che incidono sulla qualità della vita.

Occorre considerare, dunque, nella fase di transizione ecologica che stiamo attraversando, l’urgenza, da un lato, di convertire i processi e le tecnologie, orientandoli verso uno sviluppo realmente sostenibile; dall’altro, di ricorrere a materiali naturali e riciclabili, quando non già riciclati, adottati in ottemperanza alle nuove prescrizioni comunitarie sull’economia circolare.

In questo scenario assolutamente fluido e di metamorfosi strutturali nel quale l’uomo si riscopre coinvolto in una relazione armonica con la natura, il rifugio principe per ciascuno di noi, la casa, anche per le continue sperimentazioni tecnologiche e diffuse pratiche ecologiche, viene radicalmente ripensata e ridefinita.

Non solo da luogo permanente di accoglienza che si fa temporaneo, da spazio ampio e quasi monofunzionale che si riduce nei metri quadri per modificate esigenze d’uso ed economiche senza perderne in intimità; ma anche per la possibilità crescente di impiegare per la loro costruzione materiali naturali ecocompatibili che ne elevino la qualità, la vivibilità, la durabilità.

Oltre al legno, infatti, che continua ad essere sulla cresta dell’onda e che punta a confermarsi come “materiale del secolo” per le sue performanti peculiarità, stanno conoscendo una rapida affermazione e diffusione sia la canapa, sia il cartone. E non soltanto come materiali isolanti, ma proprio da costruzione. Da potersi impiegare da soli o in combinazione, in modo particolare, con il legno o anche con l’acciaio (nel caso del cartone).

Il cartone, tra i cui primi utilizzatori troviamo l’architetto giapponese e Premio PritzKer 2014 Shigeru Ban, non è solo leggero, flessibile, naturale, riciclabile ed economico – e basterebbe questo per prenderlo seriamente in considerazione – ma, opportunamente lavorato con appositi macchinati e mediante collanti naturali, nella versione pressato o ondulato, garantisce una buona resistenza statica e una discreta resilienza ignifuga. Il nostro Paese, ad oggi, può presentare un paio di esperienze virtuose che iniziano a farsi conoscere e apprezzare anche oltre confine.

La prima, ispirata dall’entusiasmo e dalla tenacia di quattro giovani professionisti, nasce a Catania e per merito della startup siciliana Archicart che, dopo alcune iniziative pilota sperimentali, ha brevettato un proprio sistema costruttivo per realizzare case ad alta industrializzazione low cost in cartone facilmente assemblabili in cantiere. La giovane azienda, nell’idea di sfruttare e valorizzare le potenzialità del materiale, realizza allestimenti per fiere e padiglioni per esposizioni, attraverso le quali si propone di sensibilizzare la filiera delle costruzioni a scoprire le opportunità offerte dall’uso sostenibile del cartone in edilizia.

Sull’esempio di Shigeru Ban, per il quale spesso sostenibilità e solidarietà sono le due facce della stessa medaglia (si pensi alla nuova Concert Hall inaugurata nel 2011 a L’Aquila e realizzata integrando il cartone all’acciaio), lo scorso anno a Milano, su iniziativa dell’artista e designer Maurizio Orrico, sono state realizzate alcuni piccoli rifugi temporanei, impermeabili ed ignifughi, per i senza fissa dimora della stazione centrale. Queste soluzioni abitative, che pesano circa 10 kg e che sono quasi istantaneamente fruibili una volta collocate sul sedime individuato, rappresentano un ulteriore esempio di come potrebbero essere affrontate nelle nostre città le più gravi condizioni di marginalità, ma anche come potrebbero essere sanate, nella prima fase emergenziale postevento, le profonde ferite provocate dai disastri naturali come i terremoti o le alluvioni.

Sulla scena internazionale, infine, va citata l’esperienza esemplare dello studio d’architettura olandese Fiction Factory che, progettando nei dettami della bioarchitettura, ha ideato “una mini-casa di cartone che dura 100 anni”. Il prototipo, battezzato Wikkelhouse che significa letteralmente “casa incartata”, prevede l’uso sapiente del cartone ondulato, con moduli – rivestiti internamente in legno e ricoperti esternamente da una pellicola traspirante e impermeabile – assemblabili in cantiere in due giorni e concepiti per essere, a seconda delle esigenze dell’utente, assolutamente personalizzati.

About Giuseppe Milano

Una spiccata sensibilità verso i temi della cura e della tutela del paesaggio, dell’architettura sostenibile e bioclimatica. Una laurea in Ingegneria edile – Architettura conseguita al Politecnico di Bari con una tesi in Gestione Urbana sul consumo di suolo e il dissesto idrogeologico. Lui è Giuseppe Milano, appassionato di sostenibilità e architettura, di fonti di energia rinnovabili e di materiali naturali o innovativi. Tra questi, in particolare, predilige il legno o il bamboo. Da agosto 2016 è, infine, esperto jr. Casaclima.

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