L’anno 2017 si è da poco concluso, lasciandoci in eredità la realizzazione e l’apertura di numerosi musei di tutto il mondo che vantano la firma delle più grandi archistar internazionali.

Il nuovo Centro Botìn de las Artes Y la Cultura di Renzo Piano a Santander è una grandiosa palafitta sospesa sulla baia di Albareda con rivestimento in formelle di ceramica che cambiano colore a seconda delle variazioni della luce del sole. Il Louvre di Abu Dhabi di Jean Nouvel è racchiuso sotto ad una cupola a nido d’ape che richiama la volta celeste attraverso l’impiego delle geometrie tipiche dello stile arabo. Lo Zeitz MOCAA di Città Del Capo in Sudafrica, progettato dallo Studio Heatherwick, recupera e rigenera l’architettura di un silo industriale abbandonato, per dare vita al più grande museo africano dedicato all’arte contemporanea. Il Musée Yves-Saint-Laurent a Marrakech, dello Studio KO, celebra il genio della moda attraverso un’architettura minimalista dalla forme tipicamente marocchine e dai volumi intessuti dai mattoni.

Si tratta di architetture ardite ed innovative, che nascono ex novo o che partono dal recupero o dalla rifunzionalizzazione di edifici preesistenti: l’elemento che le accomuna è, paradossalmente, la loro estrema eterogeneità, individuata dalle forme, dal design e, soprattutto, dalle diverse scelte in ambito materico. Troviamo quindi musei di mattoni, di ceramica, di cemento armato e, naturalmente, anche in legno.

All’interno del nostro blog abbiamo spesso celebrato i numerosi vantaggi che l’impiego di questo eccezionale materiale porta con sé, soffermandoci soprattutto all’ambito residenziale, quello più vicino alla nostra realtà di tutti i giorni. È tuttavia importante ricordare e sottolineare che il legno offre prestazioni e soluzioni di altissimo livello (dal punto di vista sia tecnico-prestazionale che del design) anche quando viene impiegato per la realizzazione di edifici più complessi, di natura diversa da quella residenziale: edifici per uffici e commercio, per lo sport, strutture sanitarie, scuole ed università, spazi espositivi e, appunto, musei.

Vediamo qualche esempio di museo in legno.

Il Miyahata Jomon Museum progettato dallo Furuichi and Associates si trova a Fukushimashi (Giappone) ed è dedicato alla Preistoria giapponese, precisamente all’epoca Jomon (da cui il nome) del X secolo a.C. L’edificio è realizzato in legno e cemento e si ispira, dal punto di vista architettonico ad una sorta di grotta contemporanea: sorge al di sopra di un’area archeologica e presenta una grandiosa copertura – scultura in legno che richiama all’immaginario l’idea delle stalattiti.

Il Romsdal Folk Museum progettato dallo studio Reiulf Ramstad Arkitecter e realizzato a Molde in Norvegia, è un edificio che attraverso l’architettura e la scelta di materiali locali, custodisce e racconta l’identità, la storia e la cultura del luogo. Il museo è realizzato quasi interamente in legno di pino, presenta una struttura in acciaio e risponde ai requisiti di sostenibilità e razionalità. Le sale espositive permanenti e temporanee possono variare grazie a grandi porte scorrevoli che consentono di combinare e separare gli spazi a seconda delle diverse esigenze.

Il Museo del Agua è una struttura realizzata a Lanjaròn, in Spagna, dall’architetto Juan Domingo Santos su commissione del Municipio della città e che segna l’ingresso al Parco Regionale della Sierra Nevada. Come si deduce dal nome stesso, il museo è dedicato all’acqua sia come elemento fluido e vitale, sia come risorsa economica ed industriale (l’acqua di Lanjaròn viene imbottigliata e venduta in tutta la Spagna). Il progetto è partito dal recupero di alcune strutture preesistenti di origine industriale, ma ha visto anche la realizzazione di elementi nuovi, come il padiglione di ingresso, un volume alto e stretto in doghe di abete finlandese, leggermente distaccato da terra e che definisce un vero e proprio spazio dei sensi.

Il Museum of Handcraft Paper (in italiano Museo della Carta Artigianale) si trova a Xinzhuang Village, nella Cina sud-occidentale. Il museo è composto da numerosi piccoli edifici che invitano ad entrare nel villaggio e ne costituiscono un proseguimento: in questo modo tutto il complesso edificato, le strade, le abitazioni ed il paesaggio diventano un unico grande spazio espositivo in cui l’arte della produzione della carta (da sempre risorsa e ricchezza del luogo) viene raccontata, preservata e fatta crescere. Dal punto di vista architettonico i piccoli volumi che compongono il museo sono realizzati attraverso l’impiego di materiali locali e tradizionali, unitamente a tecniche più moderne: il sistema costruttivo è quello tradizionale cinese in legno a secco mentre per i rivestimenti sono stati utilizzati legno di pino, bambù, pietra vulcanica e carta artigianale.

Il Museo del Legno di Cantù è invece uno spazio espositivo in cui il legno costituisce sia il principale materiale con cui l’edificio è realizzato (l’edificio è interamente rivestivo in legno di larice), sia ciò a cui il museo stesso è dedicato. Il Museo del Legno è stato realizzato su commissione della storica azienda brianzola Riva1920 ed ospita gli oggetti che ne raccontano la storia ed il design.

Chiudiamo il quadro con il celeberrimo Museo del Legno di Tadao Ando, realizzato negli anni Novanta all’interno della foresta di Mikata-gun (prefettura di Hyogo) per celebrare la Festa Nazionale dell’Albero. Il Museo, inserito nel paesaggio in un rapporto quasi simbiotico, è costituito da due volumi: quello principale, in legno di cedro locale, è a forma di tronco di cono ed ospita, al centro, una vasca d’acqua circolare ed una passerella sopraelevata in cemento armato che conduce al secondo volume, lo spazio museale vero e proprio. Quest’ultimo, un piccolo parallelepipedo in cemento armato, è totalmente immerso nella foresta.

About Elena Ottavi

Nasce a Senigallia, sul mare delle Marche, nel 1986. Per amore della Matematica, delle Scienze e dell'esattezza dei numeri frequenta il Liceo Scientifico alla ricerca della soluzione dell'equazione che dovrà condurla verso il futuro. Strada facendo si innamora dell'Arte e della sua Storia, per cui decide di iscriversi alla Facoltà di Architettura per intraprendere un percorso che le garantisca di mantenere uno sguardo a 360° sul mondo. Si appassiona ed approfondisce in particolar modo gli studi di Urbanistica e, nel 2011, consegue la Laurea a pieni voti con una tesi intitolata "Spazi urbani in rete. Piano di riqualificazione delle attrezzature pubbliche e per il turismo per la rigenerazione urbana di Bellaria" (pubblicata all'interno di "Milano Marittima 100. Paesaggi e architetture per il turismo balneare", a cura di Valentina Orioli, Bruno Mondadori, Lodi, 2012). Sensibile ed interessata soprattutto alle questioni legate al recupero urbano, alla tutela del territorio e del patrimonio architettonico-artistico-paesaggistico ed alla progettazione sostenibile, opera come architetto free-lance e collabora ai blog di alcune aziende attente alle medesime tematiche. Sogna di poter viaggiare alla scoperta del mondo e dei luoghi in cui la buona Architettura ha saputo (e saprà) dare vita a spazi urbani vivi e sostenibili, sotto tutti i punti di vista. E, ovviamente, di progettarli!

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