In ambito edilizio, il legno è ormai universalmente riconosciuto come il materiale sostenibile per eccellenza, in virtù delle caratteristiche e delle prestazioni che più volte abbiamo approfondito all’interno del blog: isolamento termo – acustico, naturale regolazione dell’umidità, resistenza, sicurezza, traspirabilità, salubrità.
A questi aspetti vanno inoltre aggiunti anche tutti quelli derivanti dal fatto che il legno è innanzitutto una materia prima naturale, rinnovabile, riciclabile ed il cui ciclo di produzione e lavorazione (laddove eseguito in conformità con le prescrizioni normative) si svolge nel rispetto dell’ambiente.

Nonostante questi aspetti abbiano un indubbio valore positivo, c’è un’argomentazione ricorrente che spesso gli viene contrapposta, una domanda che, molto frequentemente, viene rivolta a coloro che operano nell’ambito dell’edilizia in legno: come può, questa tanto celebrata sostenibilità del legno (e, di conseguenza, dell’edilizia in legno) conciliarsi con il problema della deforestazione e dello sfruttamento incontrollato del patrimonio forestale mondiale?

Le risorse boschive controllate

La risposta a questa domanda è in realtà molto semplice, dal momento che le aziende impiegate in questo settore attingono la materia prima di cui hanno bisogno, da risorse boschive controllate e gestite in maniera sostenibile. La loro attività non va quindi ad intaccare, danneggiare o depauperare in alcun modo il patrimonio verde del pianeta.
Il legno destinato ad alimentare le aziende che operano nell’ambito dell’edilizia, dell’arredamento, della carta, ecc. viene infatti appositamente prodotto e sistematicamente rinnovato, all’interno di siti forestali accuratamente controllati (sia dal punto di vista qualitativo che quantitativo) e gestiti responsabilmente proprio a tale scopo: qui gli alberi sono numerati e, periodicamente, si provvede alla sostituzione degli esemplari più anziani con altri più giovani ed efficienti dal punto di vista della fotosintesi clorofilliana e, di conseguenza, della depurazione dell’atmosfera dall’anidride carbonica (che, in questo modo, viene mantenuta sempre al massimo livello).

La certificazione di Gestione Forestale Sostenibile (GFS) e la catena di custodia (CoC)

A tutela e garanzia del rispetto e della conservazione delle riserve boschive mondiali, da diversi anni sono attivi degli enti di carattere internazionale che si occupano di verificare con obiettività che il legno impiegato su scala industriale, in tutti i settori e le attività che ne costituiscono la filiera (edilizia, arredamento, cellulosa, carta, ecc.), sia effettivamente prodotto e lavorato in conformità ai criteri della sostenibilità ambientale, economica e sociale e nel rispetto della legalità e delle convenzioni sulla tutela della salute e della sicurezza dei lavoratori e delle popolazioni indigene coinvolte. In questi casi si può parlare di Gestione Forestale Sostenibile (GFS), riconosciuta attraverso il rilascio di una certificazione che attesta che la gestione di un territorio o di un’area boschiva risponde, appunto, ai requisiti sopra citati. La sua importanza è fondamentale in quanto garantisce al consumatore che i prodotti di origine forestale (legno o derivati) che acquisterà derivano proprio da foreste gestite in maniera legale e sostenibile invece che dallo sfruttamento illecito o irresponsabile del territorio.

Il legno o gli altri prodotti derivati provenienti da boschi e foreste con certificazione GFS possono essere marchiati, rimanendo quindi sempre rintracciabili nelle diverse fasi di trasformazione e lavorazione che subiscono, fino all’immissione in commercio. In questi casi si ha a che fare con un secondo tipo di certificazione, detto Chain of Custody (CoC) o catena di custodia.

Gli schemi di certificazione del legno

Gli schemi di certificazione riconosciuti a livello mondiale e più utilizzati allo scopo di consentire il riconoscimento dell’origine e la tracciabilità del legno e garantirne, nello stesso tempo, la reale sostenibilità, sono l’FSC e il PEFC. Entrambi verificano la gestione controllata e responsabile delle foreste e sono “ugualmente in grado di fornire garanzia al consumatore che i prodotti certificati a base di legno e carta derivino da gestioni forestali sostenibili”, come sancisce la risoluzione INI/2005/2054 del 16/02/2006 del Parlamento Europeo.
La certificazione FSC (Forest Stewardship Council) è una “certificazione internazionale, indipendente e di parte terza, specifica per il settore forestale e i prodotti – legnosi e non legnosi – derivati dalle foreste” (Fonte: www.fsc.org). Presuppone una gestione forestale rispettosa dell’ambiente, socialmente utile ed economicamente sostenibile, che viene misurata e verificata in base al rispetto di 10 princìpi.

La certificazione PEFC (Programme for the Endorsement of Forest Certification) nasce invece come alternativa all’FSC, allo scopo di fornire uno strumento di verifica più flessibile ed adeguato al contesto europeo ed a proprietà forestali di dimensioni minori. Per ottenere la certificazione PEFC il legno ed i suoi derivati destinati alla filiera devono essere prodotti nel rispetto di princìpi basati innanzitutto sul rispetto del contesto naturale e della biodiversità, sulla tutela della salute e della sicurezza dei lavoratori e delle popolazioni indigene e su criteri di rimboschimento, rinnovamento e rigenerazione degli esemplari arborei.

About Elena Ottavi

Nasce a Senigallia, sul mare delle Marche, nel 1986. Per amore della Matematica, delle Scienze e dell'esattezza dei numeri frequenta il Liceo Scientifico alla ricerca della soluzione dell'equazione che dovrà condurla verso il futuro. Strada facendo si innamora dell'Arte e della sua Storia, per cui decide di iscriversi alla Facoltà di Architettura per intraprendere un percorso che le garantisca di mantenere uno sguardo a 360° sul mondo. Si appassiona ed approfondisce in particolar modo gli studi di Urbanistica e, nel 2011, consegue la Laurea a pieni voti con una tesi intitolata "Spazi urbani in rete. Piano di riqualificazione delle attrezzature pubbliche e per il turismo per la rigenerazione urbana di Bellaria" (pubblicata all'interno di "Milano Marittima 100. Paesaggi e architetture per il turismo balneare", a cura di Valentina Orioli, Bruno Mondadori, Lodi, 2012). Sensibile ed interessata soprattutto alle questioni legate al recupero urbano, alla tutela del territorio e del patrimonio architettonico-artistico-paesaggistico ed alla progettazione sostenibile, opera come architetto free-lance e collabora ai blog di alcune aziende attente alle medesime tematiche. Sogna di poter viaggiare alla scoperta del mondo e dei luoghi in cui la buona Architettura ha saputo (e saprà) dare vita a spazi urbani vivi e sostenibili, sotto tutti i punti di vista. E, ovviamente, di progettarli!

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