Se da un lato il crescente interesse per gli aspetti legati alla tutela dell’ambiente e delle sue risorse ed alla riduzione dei consumi (e, di conseguenza, dei costi) rappresenta uno dei principali incentivi allo sviluppo del settore delle costruzioni in legno, dall’altro permangono quelle diffidenze che parte del “pubblico” continua a mostrare nei confronti di questo tipo di realizzazioni. Sono tanti quelli che si mostrano ammirati nei confronti di chi, con “coraggio ed audacia”, sceglie di realizzare ex novo o di ristrutturare la propria abitazione impiegando il legno come materia prima, ma che, al momento di scegliere per se stessi, preferiscono lasciarsi rassicurare dalle sirene delle tecniche tradizionali. Questo nonostante la comprovata sostenibilità degli edifici in legno (argomento già ampiamente approfondito all’interno di questo blog), la loro dimostrata superiore efficienza sotto il profilo energetico, il maggiore benessere che l’impiego di questo materiale conferisce agli spazi per abitare. A ciò si aggiungono inoltre i vantaggi dal punto di vista economico, dal momento che tali costruzioni oltre ad assicurare un ottimo rapporto qualità-prezzo, sono anche realizzabili in tempi molto più brevi.

A questi dati, verificati e documentati, fanno a volte da contraltare alcuni aspetti di natura estetica: il “pregiudizio” che molto spesso accompagna le case in legno è infatti quello che ce le fa vedere ed immaginare come simili a tante piccole baite di montagna, interamente rivestite in legno sia dentro che fuori, con il tetto a due falde ed il pavimento che scricchiola! Ma la realtà è ben diversa! Innanzitutto per la possibilità di impiegare sistemi costruttivi differenti ed adattabili alle diverse esigenze (Xilam, parete-telaio, Blockhaus, ecc.) e che, in ogni caso, non vincolano committenti e progettisti a scelte materiche, estetiche e di design prestabilite. La progettazione di abitazioni in legno non si pone pertanto come un problema con una soluzione unica, ma, al contrario, consente di adattarsi in funzione delle singole esigenze e di dare forma concreta ai desideri di chi andrà a viverci.

Tale libertà riguarda sia le scelte planimetriche e volumetriche, sia quelle relative alle finiture esterne ed interne. Le case in legno, infatti, possono sì presentarsi in total wood, ma non necessariamente: i rivestimenti possono essere realizzati anche in pietra o ad intonaco a seconda delle preferenze estetiche e progettuali, pur mantenendo tutte le ottime prestazioni tecniche che la struttura in legno garantisce. Sotto tale profilo, risultano particolarmente dimostrativi i numerosi e differenti esempi delle realizzazioni Albertani Corporates: ci sono infatti case in legno finite in legno, ad intonaco, in pietra, miste.

Lo stesso vale per le finiture interne e per le scelte nell’ambito dell’arredamento: non ci sono “stili” prestabiliti o ragioni per cui i futuri abitanti debbano, in qualche modo, sentirsi vincolati. Per cui spazio alla fantasia, al linguaggio estetico ed al design che più ci piacciono, compresi quelli di matrice più contemporanea ed apparentemente “lontani” ed in contrasto con un materiale antico come il legno. Si può optare per interni minimal, dalle linee semplici ed essenziali, o per stili un po’ più leziosi, romantici e dal sapore vintage come quello provenzale, meglio noto alle cronache come shabby chic, di grande tendenza negli ultimi anni. Oppure, a metà strada tra i due, ci si può orientare verso le scelte un po’ più moderate ispirate allo stile scandinavo, portato alla ribalta in quasi tutto il mondo dalle grandi multinazionali dell’arredamento del Nord Europa: in questo caso semplicità e funzionalità sono elevate alla massima potenza senza tuttavia ricadere nella rigidezza e nella freddezza.

A dimostrazione della cura che molte delle aziende operanti nel settore dell’edilizia residenziale in legno riservano al design vi è la collaborazione tra la stessa Albertani Corporates e Giugiaro Design. Il risultato è stato l’elaborazione di un modulo abitativo di circa 120 mq distribuiti su due livelli ruotati l’uno rispetto all’altro: ne deriva un impianto planimetrico a croce, a sua volta inscritto all’interno di un rettangolo in cui trovano collocazione anche ampi spazi porticati. Il committente, nonchè futuro abitante, ha la possibilità di “personalizzare” gli ambienti (interni ed esterni) in cui andrà a vivere, combinando i diversi allestimenti disponibili e decidendo il colore del tetto e la finitura delle pareti esterne (intonaco, legno o pietra).

 

Elena Ottavi

About Elena Ottavi

Nasce a Senigallia, sul mare delle Marche, nel 1986. Per amore della Matematica, delle Scienze e dell'esattezza dei numeri frequenta il Liceo Scientifico alla ricerca della soluzione dell'equazione che dovrà condurla verso il futuro. Strada facendo si innamora dell'Arte e della sua Storia, per cui decide di iscriversi alla Facoltà di Architettura per intraprendere un percorso che le garantisca di mantenere uno sguardo a 360° sul mondo. Si appassiona ed approfondisce in particolar modo gli studi di Urbanistica e, nel 2011, consegue la Laurea a pieni voti con una tesi intitolata "Spazi urbani in rete. Piano di riqualificazione delle attrezzature pubbliche e per il turismo per la rigenerazione urbana di Bellaria" (pubblicata all'interno di "Milano Marittima 100. Paesaggi e architetture per il turismo balneare", a cura di Valentina Orioli, Bruno Mondadori, Lodi, 2012). Sensibile ed interessata soprattutto alle questioni legate al recupero urbano, alla tutela del territorio e del patrimonio architettonico-artistico-paesaggistico ed alla progettazione sostenibile, opera come architetto free-lance e collabora ai blog di alcune aziende attente alle medesime tematiche. Sogna di poter viaggiare alla scoperta del mondo e dei luoghi in cui la buona Architettura ha saputo (e saprà) dare vita a spazi urbani vivi e sostenibili, sotto tutti i punti di vista. E, ovviamente, di progettarli!

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